“Un po’ di Fabio è tanto”

“Un po’ di Fabio è tanto”
“Un po’ di Fabio è tanto”

Sarà l’esposizione delle mostre di quel movimento che si rimette in moto perché anche, EN Quella stessa settimana coincide con la presentazione della retrospettiva dell’universo di Pedro Almodóvar.

Toni Matas, curatore della mostra McNamara, descrive esattamente tutto ciò che è stato vissuto e che ora riemerge:

“Veloce”. Già, i flash dei paparazzi che fanno intimorire il mitico Fabio di Miguel ma che, allo stesso tempo, fanno parte di un’intera iconodulia ubriaca di Andy Warhol – lo stesso che osò parlargli quando coincisero durante la loro visita in Spagna nel 1983 per proclamargli: «tu sei un stella» – e “la padella”, come parola composta e un cenno al Blackstar di Bowie, Midnight Pan e la natura punk di A Shine in padella, unendo il più sublime al quotidiano e al trash.

Insieme alla sua solita irriverenza e scandalo e dopo quasi 50 anni di traiettoria senza arrendersi a niente e nessuno, recita il titolo della mostra riferimento alla sua volatilità intrinseca con l’esclusiva di presenti pezzi dei primi anni 2000 ed anche quelli più recenti, comprese le collaborazioni con Jesua e anche l’unica opera in cui ha dipinto collaborazione con Miguel Ángel Campano.

“Senza mezze misure o trance, come lo spirito dello stesso che lo genera e lo porta e che ha anche il privilegio di essere il “unico artista spagnolo la cui opera fa parte della collezione di Prince” Così lo definisce chiaramente Matas.

Se entriamo in questo “suo mondo”, in questo modo di essere e di essere, rimarremo sicuramente sorpresi dalla spontaneità di mostrare tutto, proprio così, così come ci si sente senza pensarci troppo. Quello che diranno è reinventarti costantemente come fai tu. Ramón García Alcaraz con la sua Galleria d’Arte My Name’s Lolita E perchè no? Sicuramente questo è ciò che pensa lo stesso Ramón quando decide di organizzare mostre nel suo spazio d’arte, sapendo in anticipo che nessuno rimarrà indifferente. O forse non tutti possono o vogliono farlo? compiere passi interessanti come questo. In una delle dichiarazioni di Matas, il curatore di questa mostra di McNamara allude all’opera scultorea “L’Estasi di Santa Teresa d’Avila” di Gian Lorenzo Bernini scolpita tra il 1645 e il 1652 ed esposta all’interno della Cappella Cornaro nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma che è una delle opere che suscita più stupore, sorpresa e incredulità nel visitatore quando la ammira. E se lo facessero già i più grandi, allora…?

Come diceva Manuela Trasobares: perché non accettare che la follia è fantasia?

Ed è vero che “Comunque, perché dare spiegazioni per qualsiasi atto di Master? Van Gogh si tagliò l’orecchio. Abbracciamo l’incoerenza anarchica, immergiamoci nella metafisica dell’arte e diventiamo consapevoli del puro essenziale” Toni Matas.

Erano passati 9 anni da quando Fabio McNanamara aveva una mostra personale in una galleria d’arte e Con questa profezia potrai sbarazzarti di tutte le cose brutte. beve dal suo passato per diventare definitivamente ricercato e consolidato Fabio de Miguelcon i suoi attributi e le sue miserie autentiche e irripetibili” con le sue stesse parole.

Sono presenti venti dipinti di diversi formati fino a 2 metri. Le polemiche che lo contraddistinguono non mancano e il dadaismo radicato nella sua psiche, le opere che verranno esposte rendono omaggio al loro mondo particolare, carico di surrealismo pop, sarcasmo e pennellate sobrie ma allo stesso tempo urgenti e colorate, come il diversi disegni dei Volti di Bélmez o quel ritratto che dà origine a diversi e varie interpretazioni intitolate Andy Warhol o Nebulossa’s Husband?Assicura che i suoi dipinti possono “diventare autentici reliquiari, che hanno potere curativo e artistico in qualsiasi galleria che osi appenderli”, addirittura “diventando addirittura iniettati nell’iride del bulbo oculare dello sguardo dei pittori classici più irripetibili”.

Banksy è stato chiaro quando si è rivolto a questo gallerista e direttore dello spazio, Ramón García Alcaraz: “McNamara ci fa viaggiare indietro nel tempo fino alle nostre origini”. fondazioni (Valencia, 1988), dove si trovano la figurazione e la libertà più assoluta riassunto nella seguente epigrafe della Movida: “Madrid mi uccide – Valencia mi uccide finisce.”

E Toni Matas, curatore, rimarca: “Il dono che Fabio possiede è il famoso quinto elemento in un mondo dove l’omogeneità e il modello dilagano: il genuino”, basta guardare il titolo di alcune delle opere che saranno esposte mostra: Andy Warhol o il marito di Nebulossa?, Picasso rubato I, Quello che sono, ero, L’Immacolata Concezione…

 
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