Insegnante(i): padre e figlio, uniti dalla musica classica e uno di fronte all’altro per la gloria

Insegnante(i): padre e figlio, uniti dalla musica classica e uno di fronte all’altro per la gloria
Insegnante(i): padre e figlio, uniti dalla musica classica e uno di fronte all’altro per la gloria

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Insegnanti) (Francia-Belgio/2022). Indirizzo: Bruno Chiche. Copione: Bruno Chiche, Yaël Langmann, Cecilia Rouaud. Fotografia: Denis Rouden. Musica: Florencia Di Concilio. Edizione: Widy Marché. Lancio: Yvan Attal, Pierre Arditi, Miou-Miou, Caroline Anglade, Pascale Arbillot, Nils Othenin-Girard, André Marcon, Caterina Murino. Durata: 92 minuti. Qualificazione: adatto a tutto il pubblico con leggenda. Distributore: Distribuzione Mirada. La nostra opinione: Bene.

Padre e figlio, entrambi direttori d’orchestra. Uno al tramonto della professione, l’altro al culmine. E un rapporto quasi inesistente che rischia di rompersi completamente quando arriva la stessa e unica opportunità per entrambi.

Insegnanti)del francese Bruno Chiche, che arriva sugli schermi locali con due anni di ritardo, è un adattamento del tutto privo di Piè di pagina, quel film israeliano che è stato presentato qui nel 2012, dopo aver vinto il premio per la migliore sceneggiatura al Festival di Cannes e aver ottenuto una nomination all’Oscar. Sebbene il colpo di scena che dà origine al conflitto sia lo stesso, i due film scelgono strade diverse, essendo Insegnanti) un’opzione più amichevole e allo stesso tempo meno interessante della sua fonte di ispirazione.

Il giovane e rivoluzionario direttore d’orchestra Denis Dumar (Yvan Attal) ha appena vinto il premio più importante della sua carriera. Ad applaudirlo è un intero auditorium, compresa la fidanzata, l’ex moglie, il figlio e la madre. Manca solo suo padre Francois (Pierre Arditi), che ha preferito ignorare completamente la celebrazione.

Il regista inoltre rifiuta di farsi dimenticare, anche quando è il suo erede a raccoglierne l’eredità. Il suo umore cambia completamente quando riceve una chiamata che lo invita a dirigere l’Orchestra Filarmonica della Scala di Milano, il sogno di tutta la sua vita e il culmine della sua carriera. Euforico, inizia i preparativi per il viaggio, senza sapere che la realtà è diversa: il segretario responsabile della chiamata ha sbagliato Dumar, quello che vogliono davvero assumere è suo figlio.

I dettagli di questo scontro tra due uomini, che si rivelano estranei nonostante il loro rapporto filiale, saranno la base su cui poggerà la storia per tutta la sua durata. Non ci saranno riletture che vadano oltre a sviluppare il collegamento di una complicata rete generazionale, rafforzata in questo caso dalla presenza di Mathieu (Nils Othenin-Girard), figlio di Denis e quindi nipote di François, e dai diversi modi di vedere e affrontare la vita di ogni protagonista con il suo ambiente.

Insegnanti) Si svolge senza stridii o difficoltà maggiori di quelle già sollevate – a parte le conseguenti ramificazioni di ogni decisione dei contendenti all’interno della famiglia -, per cui c’è da aspettarsi che il suo sviluppo sarà tanto placido quanto privo di luminosità o picchi di interesse. Ma è qui che entra in gioco la colonna sonora, che fornisce la spinta necessaria dal contesto affinché quanto accaduto risuoni sempre di più nello spettatore.

Senza la colonna sonora che lo veste, lo esalta e ne copre i buchi della trama, il film sarebbe poco interessante, soprattutto quando il suo potente predecessore è fresco nella memoria. Ma la bellezza della musica, e l’abilità del regista nell’usarla, danno al risultato finale la necessaria differenziazione per non passare inosservato. Una decisione artistica che genera nello spettatore sensazioni simili all’emozione, rare ma sempre gradite.

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