Bring Me The Horizon, recensione di POST HUMAN: NeX Gen (2024)

Bring Me The Horizon, recensione di POST HUMAN: NeX Gen (2024)
Bring Me The Horizon, recensione di POST HUMAN: NeX Gen (2024)

In un’epoca definita dalla nostalgia, dai tour di reunion e dalle ristampe di album di tempi (presumibilmente) migliori, Portami l’orizzonte Preferiscono percorrere la strada opposta. Se il momento presente è definito dall’iperconnettività, dagli schermi che ci imprigionano e da una certa paranoia, perché voltare le spalle a tutto questo quando si compone? Forse il concetto di “Post-umano: NeX Gen” Non era così definito nel 2020, quando lo annunciarono come una serie di epé che avrebbero visto la luce nel corso di un anno. Nell’autunno 2020 abbiamo ricevuto il primo, “Post-umano: survival horror” e da allora non si è saputo più nulla del progetto. Come hanno riconosciuto gli stessi gruppi, il progetto si è rivelato più ambizioso di quanto pensassero. Forse nemmeno il 2020 è stato il momento migliore per fare progetti a lungo termine. Comunque sia, e questa volta senza preavviso, l’evoluzione di questi epé è arrivata sotto forma di album ed è stato pubblicato a sorpresa.

In contrasto con il nu-metal più presente in “Horror di sopravvivenza”, “NeX Gen” flirta con il pop punk e l’iperpop, per continuare, a passi decisi, il percorso iniziato nel “Amore” (19). “YOUtopia” è l’introduzione a questo mondo creato per “NeX GEn” con un suono più pop punk, una visione idealizzata di questo mondo post-apocalittico e digitale che inizierà a incrinarsi man mano che avanziamo nell’album. A poco a poco, altri suoni cominciano a farsi strada tra glitch e riff corrosivi. Non ci vorrà quindi molto tempo per trovare rivendicazioni sull’emo degli anni 2000 (prova di ciò sono canzoni come “Le 10 migliori statue che gridarono sangue” e la combinazione di maiuscole e minuscole che non vedevamo dai tempi di MySpace) e vedremo come le influenze più hardcore siano ancora lì, come una costante. Portami l’orizzonte Non hanno paura di far passare l’intero mix di suoni attraverso un filtro metallico, a tratti freddo, abbracciando l’orrore e la bellezza del digitale.

Giocando con quell’idea di virtuale nella forma e nel contenuto, gli intermezzi (“[ost] “cercatore di sogni” E “[ost] puss-e) esplorano a fondo le possibilità di unire sonorità opposte: voci iperpop e intonate si fanno strada in brani improntati al metalcore come “Aiuto fantastico.” In questa ricerca di nuove sonorità troviamo anche qualche spiraglio su quelli che furono i suoi esordi più vicini allo scrapo, molto più espliciti rispetto ai lavori precedenti. “limousine” (con Aurora come voce ospite) potrebbe benissimo essere un outtake dei Deftones, ma lo è “Amen! (una canzone che vede la collaborazione di Lil Uzi e Daryl Palumbo dei Glassjaw) il perfetto equilibrio tra passato, presente e futuro della band. Queste derive più abrasive contrastano con temi come “Perduto” E “Stranieri”due delle canzoni che hanno visto in anteprima dall’album, che mettono in risalto quel suono più amichevole e pop che la band iniziò a scoprire (e con cui molti iniziarono a scoprirli) in “Questo è lo spirito” (quindici). Ma è proprio questo il gioco Portami l’orizzonte: Navigare tra gli opposti per costruire un suono che sia inconfondibilmente tuo: sia per i tuoi fan che per i tuoi detrattori.

L’ambizione di “NeX GEn” Va oltre la ricerca dello scontro con i suoi contrasti, ma ci invita a un mondo futuro con il quale troviamo molte somiglianze con il momento attuale. Testi sulla crisi esistenziale, sull’autodistruzione e sulla ricerca di se stessi continuano ad essere il segno distintivo di Oli Sykes, con quel viaggio alla scoperta di sé che è una delle principali forze trainanti dell’album. Niente di nuovo per chi ha seguito la discografia della band. Certo: questa volta il viaggio ci porta in questo scenario di suoni saturi, che potrebbe sembrare utopico nei suoi passaggi più luminosi, ma che, se ascoltiamo attentamente, non è altro che un’illusione. Questo lo conclude “Scavalo”, lasciando la porta aperta per continuare a esplorare questo universo distopico nelle puntate future.

Poche band della scena metalcore hanno osato rischiare così tanto Portami l’orizzonte, abbracciando il loro lato più pop e scommettendo sull’incorporazione di nuove tendenze nel loro sound senza abbandonare completamente un background più hardcore. Forse è proprio questo il segreto della band di Sheffield: guardare al futuro senza paura di ciò che c’è oltre.

 
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