Recensione Megalopolis: Francis Ford Coppola stravolge il Festival di Cannes

Recensione Megalopolis: Francis Ford Coppola stravolge il Festival di Cannes
Recensione Megalopolis: Francis Ford Coppola stravolge il Festival di Cannes

Il regista della saga de Il Padrino, accompagnato dall’istrionico Adam Driver, costruisce una satira retrofuturistica sulla debacle della civiltà occidentale.

Oggi 07:23

Di Manu Yáñez
Per cornici

Dopo quattro decenni in giro per l’immaginazione di Francis Ford Coppolaha finalmente visto la luce, sullo schermo del Festival del cinema di Cannesil tanto attesoMegalopoli‘, che non ha deluso la sua capacità di mostrarci qualcosa di mai visto prima. In effetti, negli oltre vent’anni in cui questo recensore ha visitato Cannesnon avevo mai visto uno spettatore/attore alzarsi dal suo posto (in teatro Bazin) per dialogare con un personaggio che gli rispondeva dallo schermo. Sì, questo è successo intorno alla metà del ‘Megalopoli‘, un’opera eccessiva in tutti i sensi, un film traboccante, sconnesso, accelerato e spudoratamente innamorato di se stesso. Tanto per cominciare, il nuovo blockbuster Coppola –che per l’occasione ha investito di tasca propria 120 milioni di dollari– si intitola infatti ‘Megalopoli: una favola‘ ed è presentato come una satira retrofuturistica in cui il New York Il 21° secolo si trova ad affrontare il declino della civiltà occidentale, che Coppola È filtrato dall’iconografia della caduta dell’Impero Romano. Pertanto, la storia è costruita dallo scontro tra tre rappresentanti del potere: Cicerone, il sindaco di New York (Giancarlo Esposito); Crasso, il più grande banchiere della città (Jon Voight); e Cesare (Adam Driver)uno scienziato e architetto che aspira a ricostruire la città utilizzando un materiale miracoloso chiamato Megalon. In questa distribuzione dei ruoli, va notato che il carattere di Adam Drivercon il suo istinto creativo, il suo spirito trasgressivo e la sua sete rivoluzionaria, si pone come evidente alter ego del proprio Coppola.

Megalopoli

Ma ‘Megalopoli‘non si accontenta di presentare una lotta per il potere inondata di riferimenti a Shakespearema costruisce anche due storie d’amore toccate dalle avversità: quella con protagonista Cessare e la figlia di Pica (Nathalie Emmanuel), che potrebbe essere vista come una rilettura di ‘Romeo e Giulietta‘; e quello che ancora unisce Cessare con la moglie defunta (filo narrativo che rimanda al mito di Orfeo ed Euridicee rimbalzo anche al ‘Rebecca‘ Di Alfred Hitchcock). Questo cocktail narrativo appare condito da un’infinità di citazioni di poeti e filosofi, da Da Petrarca a Saffo, da Marco Aurelio a Rousseau, da Ovidio a Emerson. I dialoghi invocano la valanga di cultismo e pedanteria del cinema del maestro Jean-Luc Godard, con cui il film condivide anche la preoccupazione per la crisi di una cultura occidentale colpita dalla barbarie e dal culto dell’ignoranza. Dal suo punto di vista creativo e finanziario, Coppola Ci mostra la pericolosa deriva autodistruttiva del mondo contemporaneo e cerca di dare un po’ di luce con il suo spirito visionario.

Uno dei maggiori problemi dell’Megalopoli‘ – un’opera palesemente irregolare – è il successo limitato del suo lato satirico. Coppola trasforma la vita delle classi benestanti newyorkesi in un vero e proprio circo romano, un grottesco che culmina nella celebrazione del matrimonio tra Crasso (Voce) e un giovane giornalista (Piazza Aubreyil più ispirato del cast) di cui è davvero innamorato Cessare (un istrionico autista). Il caos che mette in scena Coppola potrebbe essere descritto come un incrocio tra i partiti volgari di “La Grande Bellezza” di Sorrentinoche a sua volta faceva riferimento Fellinie il gusto per l’esaltazione del cinema Terry Gilliamcon chi Coppola Condivide qui una vocazione donchisciottesca che neutralizza ogni senso di moderazione e vergogna. L’autore della saga del “Padrino” vuole mettere sottosopra un mondo dominato dal capitalismo più selvaggio e da una politica con radici populiste, ma il suo attacco non colpisce mai del tutto il bersaglio. Resta l’impressione che il cineasta sia troppo lontano dalla realtà per scuoterne le fondamenta. In questo senso, lo spettacolo di uomini potenti circondati da donne frivole e ignoranti è quanto mai anacronistico.

 
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