‘Le Sindoni’ a Cannes 2024

David Cronenberg è tornato a Cannes, sconvolgendo ancora una volta le aspettative o le idee predeterminate che potrebbero esistere Le Sindoni, il suo ventitreesimo lungometraggio.

Vincent Cassel, Diane Kruger, Guy Pearce E Sandrine Holt Sono i protagonisti di questa triste storia di lutto che, a volte, prende la forma di una commedia sessuale e altre volte di un thriller di cospirazione in un mondo in cui è possibile osservare i propri cari che sono morti in tempo reale nelle loro tombe.

Recensione di ‘Le Sindoni’

Soltanto David Cronenberg potrebbe trasformare il duello per la morte di sua moglie Carolyn Zeifman, il cui dolore è palpabile nel lavoro del canadese da quando è morta nel 2017, in una sorta di commedia sessuale (o quanto di più vicino a un tono leggero si può rintracciare nella sua filmografia) sulla perdita, la solitudine e il crepacuore di vedere la persona che ami di più consumata dal cancro.

Tutto ciò unisce Le Sindoni nelle sue immagini austere, quasi un aspro susseguirsi di dialoghi concatenati tra un numero limitatissimo di personaggi. Vincenzo Cassel Caratterizzato come un alter ego radicale di Cronenberg, interpreta Karsh, proprietario di un cimitero che, grazie ad un’insolita tecnologia video (Grave Tech) simile ad un sudario che copre i morti, permette di vedere i cadaveri dal vivo dei tuoi cari nelle loro tombe.

Un’idea imprenditoriale certamente folle, ma tale Per alcune persone, aiuta a finire di dire addio durante il processo di lutto. La moglie di Karsh, morta di cancro devastante, è sepolta lì, e lui di conseguenza Osserva quotidianamente la decomposizione del suo corpo inerte finché non viene disturbato nel rilevare strani grumi apparsi sulle sue ossa. A ciò si aggiunge l’assalto al cimitero e la profanazione di alcune tombe.

“Le Sindoni”, di David Cronenberg
Cinemania

Così vengono poste, quasi, le basi della dimensione più tecno-thriller del film un macguffin composto da due misteri (cosa sono quelle protuberanze, che attaccavano le tombe) che servono a incanalare il tema centrale del film: il crepa senza cicatrice lasciata dalla scomparsa della persona amata e l’effetto che la morte ha su chi resta, il rapporto che è possibile instaurare con chi non c’è più.

Raramente Cronenberg è stato visto così cupo (la foto scura di Christopher Donaldson e la musica del sempre essenziale Howard Shore collaborare), formalmente scontroso come i suoi primi lavori integrali e così soggiogato dalla tristezza che al superlativo Crimini del futuro (2022) declinato nella sbiadita fragilità del carattere di Viggo Mortensen e dentro Le Sindoni scolpisce una performance stralunata di Cassel. E tutto ciò, ricordiamolo, smentito da il buon umore che regna in tutto il film.

La tensione di quella contraddizione (pesantezza e leggerezza) può essere risolta solo nel un capolavoro che rimanda ad un altro, il grande film sul trinomio amore, morte e immagine (cinema): Vertigine, chiaro. Diana Kruger interpreta la compagna defunta del protagonista e la sua sorella gemella (il lavoro è triplo, dato che l’attrice tedesca dà anche la voce a un assistente AI, che è uno degli elementi più insoliti della storia) con una convinzione disarmante, come l’esigenza fisica di un ruolo ricreato sul suo corpo nudo e in diverse fasi di mutilazione.

Cronenberg ha così affinato l’arte di filmare i dialoghi (quella grammatica di punta del Cosmopoli, 2012) che in Le Sindoni non fa quasi nient’altro e Hanno tutti un allestimento diverso, degno di un evento. L’apparizione di personaggi come l’ex cognato di Karsh (Guy Pearce) o il tuo nuovo interesse amoroso (Sandrine Holt giocando alla cieca) impiglia il groviglio di relazioni, seduzione e inganno tra i vivi e i morti con uno spirito di gioco non troppo distante da Jacques Rivette Di vai a scoprirlo (2001). Materializzazione di un legame che è sempre stato rilevante: c’è una ragione per cui sono i due più grandi registi di cospirazioni.

Senza alcuna soluzione possibile ai problemi umani, fin troppo umani, che nessuna delle tecnologie futuristiche impiegate nel film può risolvere, semmai, offri un conforto temporaneo mentre ti spiano da dietro Proprio come il cellulare da cui state leggendo, Cronenberg fa riferimento, in conclusione, ad un pilastro già noto della sua opera: il declino e la scomparsa del corpo, solo trasceso dal contatto dell’amore e del piacere sessuale. Sebbene possa polverizzare le ossa, la polvere è ciò che siamo.

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