Critica di Alumbramiento, ritratto dei doppi standard della Spagna degli anni ’80

Critica di Alumbramiento, ritratto dei doppi standard della Spagna degli anni ’80
Critica di Alumbramiento, ritratto dei doppi standard della Spagna degli anni ’80

I film ispirati agli anni ’80 in questo paese hanno sempre una certa aura mitizzante: qualsiasi passato era migliore e ci godiamo quello che eravamo allora. Ma Consegna Si trova all’estremità opposta di questi approcci e ci mette di fronte a realtà molto dure che hanno reso possibile la convivenza di un certo grado di apertura con pratiche devastanti.

Il film diretto da Pau Teixidor e co-scritto da lui con Lorena Iglesias Si è fermato nel 1982 per parlarci internamento forzato di adolescenti incinte in centri religiosi dove venivano sfruttate fino al momento del parto.

Tutta la loro formazione a quel tempo era quella di avvertirli che l’aborto li avrebbe portati all’inferno e che avrebbero dovuto dare i loro figli a famiglie che potessero allevarli. E, naturalmente, coloro che non hanno superato il cerchio sono stati costretti a subire il processo della morte del neonato. È la Spagna della modernità esterna ma della repressione interna, che continua a devastare.

Solitudine e impotenza

Consegna, ispirato a fatti realmente accaduti, racconta la storia di Lucía, una ragazzina molto giovane che viene portata fuori di casa dalla madre nel cuore della notte. Si dirigono a Madrid, in un riformatorio chiamato Peñagrande, dove la ignoreranno per i prossimi mesi finché non entrerà in travaglio. Per lei tutto è dubbio. Non sa da quanto tempo è incinta e ha ricevuto solo percosse.

Lì Lucia incontrerà Lola, Inma, “Coque”, Rosa e Candela. Ognuna di loro ha un piano: alcune sono disposte a tentare la fuga per abortire clandestinamente e riprendersi la propria vita, altre sperano che il partner e le famiglie le sostengano nella crescita dei propri bambini, altre ancora si lasciano convincere a consegnarli a le monache stesse affinché le famiglie benestanti potessero adottarle.

Nel frattempo devono guadagnarsi da vivere lavorando nel centro stesso facendo le pulizie, cambiando le lenzuola e causando meno problemi possibile.

Le suore gestiscono anche le sporadiche proposte di matrimonio di uomini single che vengono in chiesa per iscrivere le giovani donne, molte delle quali bisognose essendo state pubblicamente individuate ed espulse dalle loro case, il che le fa percepire come facili prede.

La prima cosa da valutare Consegna è che si tratta di un film d’insieme che vede protagoniste, per buona parte del suo filmato, attrici esordienti, quasi sconosciute ma con ottimi rapporti: Sofía Milan, Celia Lopera, Carmen Escudero, Paula Agulló, Alba Munera e Victoria Oliver lavorano con disinvoltura e naturalezza, difendendo con fierezza le sue battute e parlando con gli occhi quando necessario.

Ciò è possibile solo con una buona regia degli attori, nella quale Teixidor si distingue, attestando la sua esperienza come aiuto regista e regista di seconde e terze unità di ripresa.

Per quanto riguarda i valori della produzione, Consegna È un film semplicemente ok, ma che avrebbe avuto spazio di manovra per apparire molto migliore. Per cominciare, la fotografia è troppo scura e la qualità del suono a volte non è ottimale. Spesso lo spettatore sarà così coinvolto nella storia da ignorare tutto questo.

Tuttavia, È molto ben documentato e ambientato, cosa non facile da ottenere quando si ritraggono periodi così vicini nel tempo e così riconoscibili al grande pubblico.: sia i costumi che le idiosincrasie del momento sono ritratti perfettamente.

Era quella Spagna del ginecologo con la sigaretta in bocca capace di rompere le acque a una donna che non era in travaglio senza che fosse stato coniato il termine “violenza ostetrica”. E quella dei magreo al cinema e delle messe domenicali… anche se nemmeno il prete ne capiva la lettura.

Altro punto a favore Consegna è la colonna sonora di Petre Bog (e questo è il suo secondo lavoro). Sa come accompagnare la storia, che Non pecca di essere sensazionalista o eccessivamente morboso.. È un lavoro di denuncia? Certo che sì, e a tratti è quasi un film horror, angosciante, claustrofobico e intenso a livello emotivo, ma senza sovraccaricare gli inchiostri.

È facile empatizzare con queste giovani donne trattate come bambine (lo spettacolo natalizio fa rizzare i capelli) per certi aspetti e per altri come donne usa e getta. Il film mette in luce tutte quelle contraddizioni enormi e che necessitano di maturare per obbligo in anticipo. Eccezionale.

 
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