I panamensi vanno alle urne per eleggere il e il vicepresidente del Paese › Mondo › Granma

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I panamensi vanno alle urne per eleggere il presidente e il vicepresidente del Paese › Mondo › Granma

I cittadini si recheranno in 3.037 seggi elettorali dove sono abilitati 7.577 seggi elettorali dalle 7.00 alle 16.00 ora locale per selezionare 887 funzionari pubblici (26 in più rispetto al 2019), in un processo democratico complesso dove vince la maggioranza semplice e ci sarà nessun secondo turno.

In queste votazioni vengono eletti il ​​nuovo e vicepresidente del Paese, 20 deputati del Parlamento Centroamericano e 71 deputati dell’Assemblea Nazionale.

Sceglieranno inoltre 81 sindaci, 701 rappresentanti comunali e 11 consiglieri, tutti con i rispettivi sostituti per il 1° periodo. da luglio 2024 al 30 giugno 2029.

3.596 panamensi residenti all’estero, il 95 per cento degli aventi diritto, e 670 iscritti nel Registro degli elettori per il voto anticipato (REVA), hanno già esercitato questo diritto online, ma solo per la carica di Presidente della Repubblica, soprattutto per i dipendenti pubblici che lo faranno questa domenica non poter presenziare personalmente alle urne per motivi di lavoro.

Riguardo alla giornata, l’ex ministro degli Esteri argentino Susana Malcorra, ora capo della missione elettorale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS), ha esortato a partire con convinzione democratica e affinché la volontà popolare si riflettesse nelle urne.

Nel mezzo della frustrazione galoppante per il rendimento dei partiti politici tradizionali e la mancanza di credibilità istituzionale, arrivano al momento cruciale sette candidati che aspirano a sostituire la logora amministrazione di Laurentino Cortizo.

Secondo diversi analisti, i nuovi governanti dovranno affrontare un’economia indebolita che porta con sé quasi 50 miliardi di dollari di debito pubblico, elaborare una nuova Costituzione, un Fondo di previdenza sociale in bancarotta, la crisi idrica e il ruolo del Canale.

Anche l’informalità nel mercato del lavoro, l’alto costo della vita, la crescente migrazione irregolare, i casi di corruzione pendenti davanti alla giustizia e le conseguenze della fine dell’estrazione dei metalli, richiesta dalle persone nelle strade nelle proteste che hanno scosso il paese nel 2023, tra le altre sfide .

A contendere di occupare quello spazio nel Palacio de las Garzas (sede dell’Esecutivo) è l’alfiere delle bandiere Realizing Goals e Alleanza, José Raúl Mulino, che guida con ampio margine i sondaggi sulle intenzioni di voto, ma la cui candidatura è stata denunciata e poi approvato in una maratona di sessione dalla Corte Suprema di Giustizia.

Mulino, 64 anni ed ex ministro della Sicurezza nel governo di Ricardo Martinelli (2009-2014), criticato per aver condotto la repressione della polizia contro le popolazioni indigene, ha sostituito l’ex presidente, condannato a più di 10 anni di carcere per riciclaggio di denaro, in quanto posizione eletta dal popolo nelle capitali nel caso New Business e dal 7 febbraio gli è stato concesso asilo presso l’ambasciata del Nicaragua in questa capitale.

A giudicare dai sondaggi, è seguito nelle preferenze, in cosiddetto pareggio tecnico, dall’ex presidente della Repubblica Martin Torrijos (2004-2009) che si candida per il Partito Popolare; e altri due che hanno già partecipato alle elezioni del 2019: Ricardo Lombana, ora per il Movimento Another Path; e Rómulo Roux, sostenuto dal Cambio Democrático e dal partito Panameñista.

Al torneo partecipano, con minori possibilità, anche il rappresentante dell’attuale Partito Rivoluzionario Democratico (PRD), attualmente al governo, José Gabriel Carrizo; e le uniche due donne candidate a libera candidatura, l’economista Maribel Gordón e la deputata Zulay Rodríguez.

Per diversi analisti, l’ultima sentenza della Corte di Cassazione sul Mulino influenzerà le intenzioni di voto, soprattutto per l’attuale elevata percentuale di indecisi, che riflette la complessità delle previsioni anche iniziali e caute, scenario in cui la partecipazione dei giovani sarà decisivo.

In questo senso, studiosi come José Stoute hanno avvertito che le possibilità di un’alternativa ruotano attorno a coloro che vedono con preoccupazione la candidatura del Mulino e possono indirizzare il proprio voto verso il candidato che ritengono abbia maggiori possibilità di vincere; mentre altri, dando per scontata la vittoria, smetterebbero di andare a votare.

Alcune personalità sono state più energiche, come il popolare cantautore Rubén Blades, il quale ha affermato che se il 5 maggio l’elettorato sceglierà come presidente e rappresentante la figura di spicco di una persona dichiarata corrotta in una libera elezione, allora metteremo un segno nella nostra Repubblica che dice: “È venduto, Paese Portatile e smettiamola di fingere di essere patrioti”.

In un contesto segnato dall’incertezza, saranno gli elettori che si recheranno alle urne nei seggi elettorali a definire il futuro politico di per i prossimi cinque anni.

 
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