Con il Patto di maggio lo Stato passerebbe dal spendere quanto la Svizzera o la Cina a spendere come il Ghana

Con il Patto di maggio lo Stato passerebbe dal spendere quanto la Svizzera o la Cina a spendere come il Ghana
Con il Patto di maggio lo Stato passerebbe dal spendere quanto la Svizzera o la Cina a spendere come il Ghana

Javier Miley ha annunciato il Patto di maggio il 1° marzo e ha menzionato che uno dei punti consisterà nella riduzione della spesa pubblica nazionale, provinciale e comunale dal 40% del PIL al 25%, circa 15 punti percentuali. Cioè, motosega da attaccare. Ma con l’aggiustamento che ha già applicato quest’anno, le spese del suo governo stanno già scendendo, secondo i suoi calcoli, di 4 punti percentuali. E lui, a causa del taglio dei trasferimenti alle province e del calo delle entrate dovuto alla crisi auspica che diminuisca anche la cifra spesa da governatori e sindaci.

Sulla base dei dati 2022 raccolti dal Fondo monetario internazionale (FMI) su 196, se si aggiunge Cuba, che non appartiene a tale organizzazione, si nota che nella classifica globale della spesa statale nazionale e provinciale, l’Argentina era al 59° posto, con il 37% del PIL, una percentuale simile a Namibia, Bosnia Erzegovina ed Eritrea, un punto sotto Bulgaria, Australia, Stati Uniti, Norvegia e Burundi, cioè dai paesi poveri a quelli sviluppati. Un punto sopra Israele, Bielorussia, Moldavia, Romania, Lituania, Russia, Bolivia ed Ecuador. Ovviamente, ogni stato spende in modo più o meno efficiente.


Con la prevista potatura di 4 punti del Pil della Nazione e senza considerare il contributo delle province alla forbice, l’Argentina si troverebbe già all’81° posto, con un bilancio a questi due livelli pari al 33% del Pil, che lascia al livello di Svizzera, Isole Salomone, Uzbekistan, Samoa, Cina e Giordania. Se le dotazioni nazionali, provinciali e comunali scendessero al 25%, il nostro Paese cadrebbe almeno al 136° posto, alla pari di Thailandia, Ghana, Mauritania, Qatar. , Togo e Brunei, senza considerare i bilanci dei comuni di questi paesi. Cioè, simili a tre nazioni povere, una con un reddito pro capite inferiore a quello dell’Argentina (Thailandia) e due più ricche ma dove la ricchezza è concentrata nelle monarchie dominanti (Qatar e Brunei). Altre nazioni, per lo più sottosviluppate, spendono il 24% tra governo federale e provinciale, senza municipalità, come Mali, Congo, Egitto, Paraguay, San Marino, Honduras, Malawi e Malesia. Con una spesa pari o inferiore al 25% ci sono solo pochi casi di successo socioeconomico, come Irlanda (22%), Taiwan (16%) e Singapore (15%). Tuttavia, è l’obiettivo che sarà firmato il 9 luglio dal Presidente e dalla maggioranza dei governatori impegnati nell’aggiustamento proclamato nel Patto di maggio.

La classifica mondiale dei paesi che spendono di più vede in testa tre dell’Oceania che curiosamente rientrano nel gruppo delle uniche dieci del pianeta a non avere una banca centrale, come suggerisce Milei: Nauru (129% del Pil), Tuvalu (112 %, che ha fatto buoni affari vendendo il proprio dominio Internet .tv) e Kiribati (111%). La maggior parte dei paesi sviluppati spende più dell’Argentina, anche se in modo più efficiente, da qui i benefici per la loro popolazione. Sono i casi di Francia (58,4%), Italia (56,8%), Finlandia (54%), Belgio (53,6%), Austria (52,3%), Germania (49,7%), Danimarca (49,1%), Spagna (47,8 %), Svezia (46,7%), Islanda (46%), Portogallo (45,6%), Regno Unito (45,1%), Paesi Bassi (44,5%), Giappone (44%), Lussemburgo (43,3%), Nuova Zelanda (43,1 %), Canada (41,4%), Norvegia, Stati Uniti e Australia. In altre parole, il mondo sviluppato spende molto, ma bene. La qualità è ciò che manca all’Argentina.

Solo Cuba (58%) e Brasile (43,3%) superano il nostro Paese nella spesa pubblica in America Latina. La Bolivia è al 36%; Colombia, nel 34%, Colombia, nel 32%, Messico, nel 30%; Uruguay, al 29%; Cile, al 26%; Paraguay, al 24%; Perù, al 23% e Venezuela, al 12%:

La previsione di una riduzione della spesa nazionale del 4% del Pil non è solo quella del Ministero dell’Economia. Economisti come Ricardo Delgado, della società di consulenza Analytica, e Lorenzo Sigaut Gravina, di Equilibra, ritengono che si possa arrivare anche in 4 punti, con i quali la spesa primaria (prima del pagamento del debito) verrebbe ridotta dal 19% al 15%. del PIL. In una banca estera non sono così ottimisti riguardo all’effettiva capacità di aggiustamento, anche tenendo conto che il punto di paragone è più piccolo, che è la dimensione dell’economia, e per questo calcolano che il taglio sarebbe di 2,5-3 punti .

Fucile d’assalto/mitragliatrice

 
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