Il trionfo del narratore – Zenda

Daniele Ruiz Non è solo uno degli scrittori più selvaggi della Spagna, è anche uno dei migliori. Ha anche il suo mondo, pieno di sopravvissuti che nuotano in mari turbolenti, che allo stesso tempo cadono ancora e ancora nelle loro tentazioni preferite e cercano di sopravvivere in una società molto dura. I problemi non provengono solo dalla loro complessa psiche. Sorgono anche quando i loro scopi entrano in collisione con quelli di altre persone sfortunate, creando così conflitti difficili da risolvere. Sebbene i dilemmi dei personaggi siano simili, gli scenari in cui si collocano sono molto diversi: possono parlare, tra le altre cose, di catastrofi ecologiche, della tragedia dello Stretto, dei pericoli della mezza età o di tendenze psicopatiche nel mercato del lavoro. I confini tra commedia e dramma nella sua opera non sono chiari, né lo sono nella commedia italiana o nell’opera di Luis Garcia Berlanga, due dei suoi riferimenti fondamentali. Questa ambiguità nei generi è vicina alla vita stessa e grazie ad essa disegna con grande acutezza un panorama completo della società spagnola. Si potrebbe dire che è il nostro sporco realista, anche se ha molte più risorse narrative rispetto ai suoi riferimenti americani.

Protagonista e narratore di Mosturito È un giovane emarginato che sopravvive in una Siviglia che non esiste più. O forse qualcos’altro è stato semplicemente nascosto. Vive con suo padre perché suo padre è in prigione. Ha picchiato a morte sua madre. I due si fanno avanti come possono, circondati da un ambiente tra il drogato e il surreale, a volte confinante con il mondo del primo. Almodovar.

Il ragazzo che recita e racconta Mosturito È veramente infelice, ma domina l’opera con una serenità e una sovranità chiare e invisibili allo stesso tempo.

In Mosturito, Daniel Ruiz fa un salto nel vuoto che si conclude con un successo strepitoso. Consiste nell’uso di una voce in prima persona radicalmente diversa da quella abituale. Il narratore non è, come di solito accade, un insegnante, né un traduttore, né una spia, e nemmeno una casalinga. È un adolescente disfunzionale che vive con suo padre in uno degli ambienti urbani più complicati d’Europa. Poiché parte del successo di Ruiz consiste nel non vedere gli ingranaggi, è possibile che il lettore non apprezzi la difficoltà della sfida. Mi spiego meglio: Ruiz non si limita a trascrivere le parole che il suo narratore pronuncerebbe. Sarebbe illeggibile. Dietro la scrittura c’è un sottile lavoro strutturale che bilancia due forze apparentemente incompatibili: da un lato la verosimiglianza degli eventi e l’autenticità della voce, dall’altro la comprensione di quanto narrato e il susseguirsi delle scene. Ci riesce perché opera con assoluta risolutezza e, allo stesso tempo, con precisione. Il ragazzo che recita e racconta Mosturito È veramente infelice, ma domina l’opera con una serenità e una sovranità chiare e invisibili allo stesso tempo.

William Faulkner e i narratori di Mentre angoscio E Il rumore e la furia forse sono il più grande riferimento di Daniel Ruiz quando si tratta di voce. Anche Manolito Gafotas. Abbinare Carabanchel e Southern Gothic non è del tutto impossibile perché quando c’è alta qualità e talento nello chef gli accostamenti sono molto più facili. Manolito Gafotas È, d’altronde, la grande opera di Elvira Lindo e la cosa più vicina ad essa Il cacciatore nella segale che è stato scritto in Spagna. C’è senza dubbio qualcosa di salingeriano in questo Mosturito di Daniel Ruiz, anche se a prima vista può sembrare strano, poiché Holden Caulfield, sebbene newyorkese ed elegante, è anche lui giovane e irrimediabilmente perso. Sono anche tutte storie di iniziazione, in questo caso può coincidere con la fine, con la tragedia, a causa della brutalità dell’ambiente che circonda il protagonista.

Daniele Ruiz Non solo ha dovuto costruire un mondo intero, ma ha anche creato un proprio linguaggio che, come tutti gli altri, corrisponde a una prospettiva del mondo.

L’immaginario attinge, senza dubbio, anche dalla quotidianità dell’emarginazione, sia essa sivigliana o andalusa, e dal cinema quinqui degli anni ’70 Louis Ferdinand Celineuno dei riferimenti del Ruiz più selvaggio, il cui grand guignol non è lontano dall’intenzione originale del romanzo o di quel capolavoro che è La breve vita di Oscar WaoDi Junot Diaz.

Daniele Ruiz Non solo ha dovuto costruire un mondo intero, ma ha anche creato un proprio linguaggio che, come tutti gli altri, corrisponde a una prospettiva del mondo. Avrebbe potuto facilitargli la vita, avrebbe potuto optare per la terza persona, ma ha optato per un percorso che avrebbe potuto finire in un terreno paludoso, nel cliché o nell’incomprensibile. Non è così perché introduce, come ho accennato prima, segnali che aiutano a orientarci. In questo ci aiuta la descrizione, sia dello spazio che dei personaggi, che lascia segni attraverso i quali orientarci. Da esperto narratore qual è, Ruiz gestisce abilmente anche il tempo: non è vano che conosciamo, in modo frammentario ma clamoroso, il passato del protagonista, segnato da abusi e assenze; Tutto questo senza cadere nell’artificiosità. Mosturito È un romanzo eccezionale, divertente e, soprattutto, diverso.

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Autore: Daniele Ruiz Qualificazione: Mosturito. Editoriale: Tusquet. Vendita: Tutti i tuoi libri.

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