Ramón Bello Serrano: I disturbi

Ramón Bello Serrano: I disturbi
Ramón Bello Serrano: I disturbi

Ci sono disturbi intellettuali. Uno di loro non vuole finire un libro. Ma non un libro qualunque: è quel libro che si è scelto e che sembra aver risvegliato una gioia perpetua. È il libro a cui ho regalato una nuova penna in grafite (la tempera è liturgia che sembra confermare la scommessa) e che lascio sul tavolo prescelto. Ci sono libri da letto o da salotto, come ci sono quelli estivi (e di estate in estate si recuperano; poi si mettono da parte come i vestiti di stagione) e che ti accompagnano in altre case: a casa di mia madre, quando si passa la notte, Infine, durante la settimana, c’è sempre un libro – di storia – che mi aspetta e mi lega, mi lega strettamente, al mio dovere filiale. Pensavo che non volerlo finire fosse un rimprovero al libro stesso, libro deludente, faticoso e noioso, il dovere di finirlo dava fastidio. Finché non ho capito che il libro era bello e che il problema era mio. Tutto era al suo posto, la matita appuntita, il libro posto all’angolo retto (e nessun altro) del tavolo della camera da letto, il segnalibro sporgeva non più di qualche centimetro – niente di meno – e la liturgia si presta alla celebrazione. Il problema era mio. In generale, la lettura – la mia – è musicale: ti permette di passare da una cosa all’altra – mentre leggi – finché non fai notare ciò che è notevole. All’improvviso sei come in un altro posto – e questo non vuol dire che smetti di leggere – e ti ricomponi, in un certo senso organizzi la lettura, l’atto del leggere (che è feroce e personale) proprio quel libro, è un guarigione e conciliazione. E un giorno (ah, che giornata che è già necessariamente sopportabile) nonostante la matita affilata e il segnapagina aggiustato, uno comincia ad annoiarsi e a dubitare della sua scelta (ma sa che la scelta era imbattibile e buona – un’eredità formidabile – e riconosce, con tristezza vitale, chi non vuole più finire il libro. La sua lettura è scarsa, non riprende nulla da un giorno all’altro, non riesce ad andare negli altri posti mentre legge e mi illudo iniziando un altro libro che sento mi darà sollievo – Tiro fuori anche una matita della mia gradazione preferita dall’astuccio Faber-Castell – Soffri di un altro disturbo – questa volta intellettuale – E sei grato che il i classici continuano ad essere la grande farmacia che cura – o allevia – tutto.

 
For Latest Updates Follow us on Google News
 

-

PREV Fiera del Libro di Valencia 2024: orari e quali autori firmeranno oggi sabato
NEXT I migliori canali Telegram per scaricare libri in PDF