‘La lettura ci offre la possibilità di vivere altre vite (…) Chi gli manca non sa cosa si perde’

‘La lettura ci offre la possibilità di vivere altre vite (…) Chi gli manca non sa cosa si perde’
‘La lettura ci offre la possibilità di vivere altre vite (…) Chi gli manca non sa cosa si perde’

Mercoledì scorso, 19 giugno, lo scrittore e avvocato valenciano Toni Sabater ha presentato al grande pubblico il suo ultimo libro. Sotto il titolo “Els dies inquiets” (Drassana) vengono pubblicate una serie di recensioni e brevi saggi su alcune opere letterarie universali e locali, e in tutte l’autore dettaglia di volta in volta gli aspetti più decisivi della biografia, delle influenze o coordinate familiari dei diversi creatori.

Durante la presentazione del suo quinto libro in undici anni, Sabater è stato affiancato da due pesi massimi della letteratura valenciana e valenciana. Puri Mascarell e Paco Cerdà. L’autore di ‘Mireia’ si distingue dall’opera che “È come un viaggio, un viaggio attraverso la migliore letteratura della modernità”.

E aggiunge per ‘Actualidad Valencia’: “Toni è capace di presentarci da una prospettiva originale autori come Virginia Wolf, Diderot, Stendhal, Isaac Asimov, Monteserrat Roig… autori molto diversi, da tradizioni letterarie molto diverse, da lingue ​​- fin dall’inizio- anche molto diversi, ma il look di Toni li accomuna tutti. È uno sguardo che ricerca l’eccellenza letteraria, la qualità della scrittura soprattutto e quel punto che rende speciali gli scrittori in quanto esseri umani che hanno uno sguardo unico sull’umanità e sulla condizione umana”, conclude.

Da parte sua Cerdà durante la presentazione ha condiviso ciò che ritiene “I 10 comandamenti di Toni Sabater”tra questi vale la pena evidenziare:

  • “È il miglior romanziere di Valencia, senza un romanzo pubblicato.”
  • “È l’autore di uno dei migliori libri scritti su Valencia: ‘Dies’.”
  • “È uno dei migliori poeti europei, senza versi pubblicati, perché ha la sua poesia negli occhi e la proietta in tutti i libri che scrive”.
  • “È uno dei migliori lettori di Valencia e questo libro è la prova del suo palato squisito.”
  • “È uno degli ultimi romantici, per quella passione, quella veemenza e quella scrittura aggettivale che quando lo leggi lo ascolti”. E così via fino a completare un decalogo…

Abbiamo intervistato il prolifico autore, socio della casa editrice Drassana, che considera l’aggettivo lettore essenziale per definirsi, il suo cibo preferito fatto in casa è il riso al forno, non smette di ballare quando suona ‘Medicine Bow’ dei Waterboys, Londra è una città in cui preferisce perdersi e il suo sogno è “più libri che mi portino in più viaggi (mentali e fisici)”.

Come ti sei avvicinato al mondo della scrittura?

In quanto derivato dell’atto di leggere, scrivere all’inizio è sempre un atto di imitazione di ciò che altri hanno scritto.

Qual è per te la parte più complicata del processo: pensare alla storia, mettere insieme i personaggi…?

Metti insieme mentalmente ciò che vuoi scrivere. È sempre lo stesso esercizio, che si tratti di personaggi o di idee che si muovono sulla scena.

E cosa ti piace di più o è più semplice da realizzare?

Finisci di scrivere per iniziare a leggere.

Considerando che è il tuo quinto libro. Qual è il tuo genere preferito in cui scrivere?

In quei libri ho toccato tre generi, e ancora non so quale scegliere. Suppongo con quelli e altri che potrebbero arrivare in futuro.

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?

Per la voglia di divulgare o far conoscere scrittori e opere che mi sono piaciute molto.

Cosa troveranno i lettori in ‘El dies inquiets’?

Un tentativo di ispirare le persone con i libri e la vita degli autori.

Riesci a immaginare una vita senza libri?

Non c’è modo.

Pensi che la letteratura o l’atto di leggere ci faccia vivere più a lungo e meglio? Perché?

Completamente. Perché ci offre la possibilità di vivere altre vite, e soprattutto perché ti mette in contatto con le menti più interessanti, potendo leggerle come chi legge la lettera di un amico, in una comunicazione diretta e personale. Chi si perde non sa cosa si perde.

Che sensazione vorresti che rimanessero ai lettori una volta terminato il tuo libro?

Con il desiderio di leggere alcuni o tutti i libri citati, o di approfondire la vita e l’opera di uno qualsiasi degli autori che compaiono nel libro.

Questa è una guida per approfondire la letteratura universale, potresti scriverne una per approfondire la letteratura in valenciano?

Sì, ma della letteratura valenciana ce ne sono anche alcuni in questo e nel libro precedente, ‘Als peus de la lletra’, antecedente a questo ‘Els dies inquiets’.

Come vedi la scena letteraria valenciana con il successo di romanzi come, ad esempio, ‘Norvegia’ o ‘Mireia’?

Sono tempi difficili, ma penso che regga bene, almeno nella qualità media.

E più nello specifico, la letteratura in valenciano?

Lo stesso, reggere abbastanza bene nei momenti difficili.

Toni Sabater aggiunge a questo proposito durante la presentazione del libro: “València ha un’ottima letteratura, mancano ancora delle cose, ma arriveranno. Resta da togliere il giudizio troppo duro che ha avuto anche lui, troppe cose sono state rimproverate al Valencia”.

E durante la conversazione diventa chiaro che: “Promuovere il valenciano significa promuovere la letteratura della città, che è una parte fondamentale della memoria”.

Hai progetti futuri? Quali sono i prossimi progetti a breve, medio o lungo termine?

Diversi, ma sono ancora troppo verdi per avanzare qualcosa.

Tutto fa pensare che potrebbe trattarsi di un futuro romanzo come alludeva – e chiedeva – Cerdà, o di un nuovo libro simile a questo in cui fa un cameo l’autore Martin Amis, come ha risposto Sabater quando gli è stato chiesto di Mascarell. Per ora è il momento di godersi questa guida per gli amanti della letteratura e anche per chi vuole avvicinarsi a “quel modo di vivere più a lungo e meglio”.

 
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