cinque ragioni per votare “Contro”

cinque ragioni per votare “Contro”
cinque ragioni per votare “Contro”

Secondo l’attuale Costituzione Politica, lo Stato è al servizio della persona umana; Il suo scopo è promuovere il bene comune; l’integrazione armoniosa di tutti i settori; e uno sviluppo equo e solidale tra le regioni, le province e i comuni del territorio nazionale, tra gli altri. In ottemperanza a questo primo mandato costituzionale, dal ritorno alla democrazia in Cile, abbiamo realizzato importanti riforme con l’obiettivo di decentralizzare il Paese.

Nel 1990 con la creazione dei municipi regionali, seguita dalla democratizzazione di tutti i sindaci e dei consigli nel 1992. Successivamente la mappa regionale è stata ampliata con la creazione di tre nuove regioni: Arica e Parinacota e Los Ríos nel 2007, Ñuble nel 2018, e la la più recente è la riforma costituzionale nota come Legge 20.990, emanata nel 2017, che ha segnato una pietra miliare nella nostra storia repubblicana consentendo l’elezione diretta dei governatori regionali a partire dall’aprile 2021.

È in questo contesto, e in virtù dell’impatto che un decentramento efficiente e tempestivo genera sulla qualità della vita delle persone, che noi che viviamo nelle regioni abbiamo la responsabilità di analizzare questa importante questione alla luce della proposta della Nuova Costituzione. Questo studio mi ha guidato a identificare almeno 5 ragioni per essere “Contro”.

Prima di tutto, smantella il Fondo Comune Comunale, principale fonte di finanziamento per i comuni cileni, attraverso l’esenzione dal pagamento dei contributi per la prima casa. Se le risorse comunali diminuissero in questo modo, più persone cadrebbero nella soglia di povertà. Soprattutto quelli che vivono nelle comunità più povere o rurali.

Secondo, non garantisce risorse sufficienti attraverso la creazione di diversi fondi e meccanismi quali: FFondi di compensazione interterritoriali, un meccanismo per la distribuzione solidale del reddito proprio tra i comuni, l’istituzione di un Fondo nazionale di sviluppo regionale, l’eliminazione della discrezionalità nell’allocazione delle risorse e l’imposizione di tasse sulle attività identificate a livello locale. La decentralizzazione senza poteri fiscali effettivi o capacità tecnica è una delega di potere nata morta.

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Terzo, non affronta il grave conflitto derivante dalla mancanza di coordinamento intergovernativoche si è lasciata alle spalle la legge di riforma costituzionale n. 20.990, mantenendo due autorità, una designata e l’altra democratica, che condividono ambiti di azione, funzioni e poteri nella stessa unità amministrativa (Montesinos, 2019), che ha comportato gravi danni alla gestione regionale a causa delle controversie sul coordinamento politico tra le autorità democratiche ed esecutive. Dopo tre anni di questo complesso rapporto, abbiamo visto che non possiamo rimanere esclusivamente in balia della “buona volontà” delle autorità al potere, siano esse elette o nominate.

Camera, nomina inadeguata della Corte Costituzionale come organismo chiamato a risolvere i conflitti di giurisdizione intergovernativi tra le autorità centrali e subnazionali. EQuesto non è un potere statale, la sua funzione naturale non è quella di risolvere i conflitti politici subnazionali; né dispone di regole o criteri chiari sul coordinamento intergovernativo, ma è piuttosto un organismo autonomo di controllo costituzionale, destinato a svolgere il ruolo di massimo garante del rispetto della Costituzione Politica della Repubblica del Cile.

Quinto, piccolo repubblicano non è stato prendere in considerazione le preziose raccomandazioni e proposte avanzate dal Centro di Politica Pubblica dell’UC, dall’Associazione Cilena dei Comuni e dall’Associazione dei Governatori Regionali del Cile, tra gli altri, come la creazione di società regionali e municipali, o la necessità di incorporare società inclusive linguaggio per riferirsi alle autorità. Evidentemente lo spirito repubblicano in questa faccenda brillava per la sua assenza.

La forza di questi argomenti supporta la convinzione che questa proposta per una nuova Costituzione non contribuisce a un decentramento efficiente e tempestivo, ma piuttosto tende solo ad approfondire il “deconcentramento”. perpetuandosi così l’accordo politico raggiunto dalle élite centraliste, e in particolare da Santiago, per fare della riforma regionale una questione che non tolga potere al governo centrale, riducendolo a una questione relativamente piccola, che potrebbe essere negoziabile senza grandi impatti e costi per cittadini (Navarrete e Higueras, 2014). A quanto pare, per chi ha scritto questo testo, quelli di noi che vivono nelle regioni non sono “veri cileni” per prendere le proprie decisioni.

 
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