Bisogna riaprire il mattatoio di Acevedo • La Nación

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Bisogna riaprire il mattatoio di Acevedo • La Nación

Il tribunale amministrativo di Huila ha ordinato al comune di Acevedo di intraprendere azioni globali volte a riaprire e mettere in funzione l’impianto di benefici per gli animali. Gli ha concesso un periodo massimo di 12 mesi per completare gli adeguamenti necessari.

CATERIN MANCOLA

@cate_manchola

Nel lungo percorso legale intrapreso da un gruppo di cittadini del comune di Acevedo per la riapertura dell’impianto di beneficenza animale, che sostenevano che i loro diritti e interessi collettivi fossero violati dalla chiusura del macello, il Tribunale amministrativo di Huila ha ordinato “la riapertura e funzionamento” dello stesso.

La Corte ha tutelato i diritti collettivi al godimento di un ambiente sano, all’uso dei beni pubblici e alla sicurezza e salute pubblica.

E ha concesso un periodo massimo di 12 mesi all’Ufficio del sindaco della città affinché, in quanto proprietario del mattatoio, possa espletare “le procedure amministrative, di bilancio, legali, tecniche e di altro tipo necessarie per la riapertura”. Tutto ciò deve rispettare le leggi e le norme vigenti.

Inoltre, nel contesto di tale attuazione, deve svolgere attività di ispezione, sorveglianza e controllo del trasporto, stoccaggio e vendita di carni e prodotti commestibili a base di carne e loro derivati ​​destinati al consumo umano, in qualità di Autorità di Polizia e Entità: salute territoriale in campagna e in città.

“Tirare le orecchie”

Il mattatoio resta chiuso perché non ha il permesso per scaricare le acque reflue, anche se paradossalmente è già stato costruito. Per correggere questa lacuna ha concesso un termine massimo di 18 mesi e nello specifico “deve aver implementato integralmente un Sistema di Gestione Ambientale”.

La Corte ha “tirato le orecchie” al Comune o, in altre parole, a tutti i sindaci che hanno attraversato l’amministrazione senza affrontare questo problema, affermando che hanno “assunto un atteggiamento passivo e poco diligente”:

Ritiene “violato il diritto collettivo all’uso dei beni pubblici, in quanto destinati a soddisfare bisogni pubblici; e, in questo caso, data l’evidente necessità del funzionamento dell’impianto di beneficenza di Acevedo e del controllo sui prodotti a base di carne venduti in tutto il paese, il comune di Acevedo ha assunto un atteggiamento passivo e poco diligente.”

Ha osservato che, nonostante vi siano restrizioni imposte dalle autorità competenti, “l’impianto di trasformazione non perde la sua vocazione a soddisfare i bisogni pubblici”; Pertanto, deve tendere al suo uso e godimento collettivo. Ma questo “non è possibile se l’ente territoriale proprietario dell’impianto di trasformazione non si adegua ai suoi obblighi statali, al fine di rispettare le norme che ne consentono l’apertura”.

“Prevenire il rischio”

La decisione della Camera è stata data “al fine di prevenire il rischio eventuale per la salute pubblica”, dovuto, in primo luogo, “alle inadempienze che il Comune ha costantemente e ripetutamente presentato” non dando seguito all’ottenimento dell’autorizzazione. scarico. In secondo luogo, alle implicazioni sociali, economiche e di sicurezza alimentare che la chiusura ha avuto “senza che sia stata effettuata alcuna gestione efficiente per la sua riapertura”. E, in terzo luogo, è stata rilevata la mancata adozione di misure contro l’impatto sociale.

Per l’Ufficio “non ci sono dubbi” sulle implicazioni sociali ed economiche che ha avuto la chiusura dell’impianto di lavorazione, né sulle “difficili condizioni sanitarie che circondano la commercializzazione e il consumo di carne nel comune”, che mette a dura prova la collettività i diritti della comunità sono a rischio; Soprattutto il diritto alla sicurezza e alla salute pubblica, poiché esiste una minaccia per lo stato di salute della comunità e ciò può comportare il mancato rispetto delle condizioni sanitarie minime delle persone a causa del consumo di carne ottenuta in modo irregolare, ha osservato.

L’azione popolare è stata formulata dall’avvocato Adadier Perdomo Urquina. La Corte non ha statuito sulle spese.

Il macello è stato chiuso in virtù della delibera n. 1374 del 16 maggio 2017, emessa dalla Corporazione Autonoma Regionale dell’Alto Magdalena. Ma dal 2015 impone misure preventive.

“Modifiche” all’impianto di benefici per gli animali

A metà marzo di quest’anno 2024, l’ufficio del sindaco di Acevedo ha riferito che si è tenuta una giornata di “abbellimento”. E in quel momento, il sindaco Edgar Prada Sterling aveva avvertito che venivano sacrificati animali “sulle rive del fiume, nei torrenti, stiamo contaminando e consumando carne in pessime condizioni”. Allo stesso modo, il governo nazionale ha chiesto sostegno per la riapertura.

 
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