l’avviso che aveva fatto sulla carriera di James Rodríguez

l’avviso che aveva fatto sulla carriera di James Rodríguez
l’avviso che aveva fatto sulla carriera di James Rodríguez

Il mondo del calcio perde uno dei suoi più grandi geni. Questa domenica, 5 maggio, il Federcalcio argentina (AFA) ha confermato la notizia di morte di Cesare Luis Menotticampione del mondo nel 1978. Il ricordato ex allenatore è stato direttore delle diverse squadre nazionali dell’Albiceleste.

All’età di 85 anni, ‘Flaco’, come era soprannominato, è morto dopo diverse complicazioni di salute avvenute negli ultimi mesi. “#DoloreProfondo La Federcalcio argentina si rammarica di comunicare con grande tristezza la morte di César Luis Menotti, attuale direttore delle squadre nazionali ed ex allenatore campione del mondo dell’Argentina “Addio, Flaco caro!”, ha pubblicato l’AFA in un comunicato diffuso sui social network.

Menotti È ricordato non solo per essere stato il precursore del primo titolo mondiale della Albiceleste, ma anche per la sua vasta conoscenza della regia e del management. Riuscì a promuovere una scuola di calcio e uno stile che durano ancora oggi, che contrasta curiosamente con quello di un altro eroe del calcio sudamericano: Carlos Salvador Bilardo.

Proprio nel 2020 ha preso la parola l’uomo di Rosario L’estensione Radio Caracol su diversi argomenti legati al calcio colombiano. Dal rapporto storico del Paese con l’Argentina al presente di personaggi come James Rodríguez, che in quel periodo stava per porre fine al suo percorso con il Real Madrid.

Il discorso è iniziato con il ricordo di uno dei momenti più importanti della storia della FPC: El Dorado. Menotti affermò che a quel tempo “non c’erano giocatori colombiani in Argentina”, perché erano gli stessi argentini ad arrivare nel Paese. “La Colombia ha ricevuto migliaia e migliaia di calciatori dai tempi di Pedernera, Di Stéfano. Era un posto dove l’Argentina mandava i migliori giocatoriperché è stato un momento molto difficile da spiegare con gli scioperi”, ha affermato.

In questa crescita esponenziale del talento nazionale, sono comparsi due allenatori che hanno dato un salto di qualità al talento che cominciava a intravedersi con il passare degli anni: Francisco Maturana e José Néstor Pékerman.

A proposito del ‘Pacho’ ha menzionato: “Ho conosciuto Maturana quando allenava l’Atlético Madrid. Era un giovane allenatore, che veniva a vedere gli allenamenti dell’Atlético. Successivamente abbiamo avuto un rapporto storico. Non ci vediamo molte volte, ma ho avuto giocatori colombiani”.

De Pékerman ha dichiarato: “Lo conosco da quando ha iniziato ad allenare le serie minori e le nazionali. È preparato per quello che sta facendo e per quello che ha fatto. Ha vissuto con 20 anni di esperienza la storia del calcio, quindi ha tutti i meriti necessari per essere nei posti che ha occupato”.

Finalmente, Cesare Luis Menotti Ha colto l’occasione per fare riferimento ai recenti ’10’ della Nazionale colombiana: Carlos Valderrama e James Rodríguez. Pensava di entrambi che fossero dei geni del pallone e lo ha reso evidente con le sue dichiarazioni.

Su di lui ‘Ragazzo«Si è ricordato di un aneddoto con Romario, leggenda brasiliana del FC Barcelona: “Una volta dirigevo una squadra in cui Valderrama e Romario giocavano insieme. Dopo stavamo mangiando e Romario ha detto che se fosse stato un grande realizzatore giocando con il Barcellona, ​​non poteva immaginare i gol che avrebbe segnato giocando con il Valderrama. “Era quella squadra che ho diretto che era il resto dell’America con il resto dell’Europa.”

Per quanto riguarda James, ha riconosciuto che era “un ottimo calciatore”, cosa che aveva dimostrato non solo ai Mondiali del 2014, ma nelle squadre in cui ha giocato. A suo parere la poca continuità che si cominciava a vedere in quegli anni era dovuta al fatto che “I giocatori, non importa quanto talento abbiano, hanno bisogno di un’idea collettiva”.

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Da quel momento in poi, Menotti capì che non bastava che il centrocampista del Cucuteño fosse un ottimo giocatore, ma che doveva completarlo con l’impegno nei confronti del club e viceversa. Il talento, cioè, non serviva a nulla se non veniva messo al servizio del gruppo; Allo stesso tempo, non serviva a niente se lo stesso gruppo non aiutava a promuoverlo.

Puoi suonare molto bene il violino, ma se non provi o non hai nessuno che ti accompagni, diventa difficile. Bisogna sempre dare priorità alla squadra rispetto ai singoli individui. E’ un ottimo calciatore, non ho bisogno di dirlo. Adesso anche il calcio ha bisogno di squadre”, ha spiegato.

Si è persino incoraggiato a confrontare la situazione con quella di Lionel Messi al FC Barcelona: “Sembra che stiamo parlando di un calciatore che sta crescendo, è in un posto che si è guadagnato. Adesso per poterti sostenere devi avere anche quello che ha avuto Messi, per esempio. Era in una squadra in cui ha iniziato da quando aveva 16 anni e ha giocato con i migliori ed è sempre stata una squadra solida. Ha avuto come allenatore Guardiola per non so quanti anni, che lo ha sostenuto e ha messo insieme grandi squadre. A volte per il calciatore c’è un momento in cui ha bisogno più della squadra che di se stesso.”.

Curiosamente la “premonizione” di ‘Flaco’ si è rivelata vicina alla realtà. Giacomo Rodríguez Nello stesso anno andò a Evertondove l’ha rotto grazie alla fiducia di Carlo Ancelotti. Purtroppo l’italiano se n’è andato e lo ha sostituito Rafa Benitezcon il quale non c’è mai stata fiducia e il colombiano ha finito per andarsene.

Da lì è andato a Al-Rayyan del Qatar nel 2021l’anno successivo andò a Olympiakos (2022) e dentro Nel 2023 si è trasferito a San Paolodove opera oggi.

 
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