Omaggio in chiave femminile | Il diario di Cuyo

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FOTO MARCOS URISA

Travolgenti gli applausi di consenso del pubblico che ha assistito alla prima rappresentazione del Gala Patria, mercoledì sera al Teatro del Bicentenario, sia dalla platea centrale che dai palchi. E identica è stata la profonda emozione che aleggiava sul momento più solenne dello spettacolo, l’interpretazione dell’Inno Nazionale nella voce di Laura Costanza, accompagnata dall’orchestrazione strumentale de La Camerata San Juan; anch’esso coronato da un’ovazione. Dall’inizio alla fine, la proposta artistica ha conquistato il cuore degli abitanti di San Juan, che per quasi un’ora hanno assistito al susseguirsi di scene coreografiche in un musical dalle radici telluriche, carico di elementi visivi, effetti sonori, interpretazioni vocali e a concetto o idea chiave che doveva raccontare la storia delle origini del paese, nelle esperienze e nelle voci delle donne argentine. È proprio questo il titolo dell’opera creata da Ariel Ramírez e Félix Luna (nel 1969), una rivisitazione del mito fondatore della Patria, che mette in luce donne che hanno lasciato un segno profondo, sebbene un tempo fossero ignorate dalla società ufficiale storia. Il classico brano musicale è stato eseguito sotto la prospettiva coreografica del regista di Santa Fe Alexis Mirenda e strumentato da La Camerata. Le otto canzoni che evocano le figure di La Gringa Chaqueña, Juana Azurduy, Manuela Pedraza, Rosario Vera, Mariquita Sánchez, Dorotea la Captiva, Alfonsina Storni, Guadalupe Cuenca e China del Alto sono state cantate da Melisa Quiroga ed Eli Domínguez, con l’accompagnamento di un balletto organizzato dalla TB.

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Per la sua esibizione ha indossato un costume dello stilista di Santa Cruz Jorge Vásquez, che era in sintonia con i colori e le ambientazioni fornite dalle proiezioni audiovisive che riproducevano i dipinti astratti di Carlos Gómez Centurión in vari passaggi dello spettacolo. L’introduzione – un collage di immagini di donne tessitrici e altre lavoratrici delle regioni settentrionali, occidentali e meridionali della provincia – è stata prolungata in lunghezza, ma l’animazione è servita a riaffermare l’idea che sia le donne di ieri che quelle di oggi continuano a “ tessere l’essenza di una Patria” a volte invisibile e silenziosa, ma pur sempre presente.

D’altra parte c’erano altri elementi che si aggiungevano per avere un’identificazione diretta con il pubblico locale, come, ad esempio, il vento della zonda e le scene del deserto nel dipinto di Dorotea La Cautiva. E nel dipinto di Alfonsina e il mare, anche l’ambientazione e l’esecuzione di Domínguez sono state apprezzate dal pubblico, essendo uno dei passaggi con maggiore intensità. Il culmine è arrivato quando i due cantanti si sono uniti sul palco per Juana Azurduy e sono stati gratificati dai calorosi applausi del pubblico.

In termini generali, i presenti che hanno assistito al debutto sono rimasti entusiasti del Gala Patria, che stasera avrà la sua terza ed ultima rappresentazione; e che è diventata l’unica celebrazione ufficiale della provincia allegorica della Rivoluzione di maggio, dato che la sfilata prevista per domani, sabato nella capitale, è stata sospesa a causa dell’allerta meteo.

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Il preludio Aveva un’animazione con i volti delle donne di San Juan.
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Scena dal dipinto della Gringa Chaco.
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Nel dipinto di Rosario Vera PeñalozaEli Domínguez simboleggiava la sua opera educativa.
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Laura Costanza Era responsabile dell’inno nazionale argentino.
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La danza combina classico e contemporaneojazz e folklore stilizzato.
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La Zonda e il deserto Erano segni chiave nel dipinto di Dorothy la Prigioniera.
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Melisa Quiroga ha interagito con il balletto, interpretando Mariquita Sánchez.
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In chiusural’intero staff dello spettacolo ha salutato i presenti.
 
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