Luciano Benetton sciocca l’Italia con le sue dimissioni dal gruppo tessile: denuncia un “buco drammatico” da almeno 100 milioni di euro

Luciano Benetton sciocca l’Italia con le sue dimissioni dal gruppo tessile: denuncia un “buco drammatico” da almeno 100 milioni di euro
Luciano Benetton sciocca l’Italia con le sue dimissioni dal gruppo tessile: denuncia un “buco drammatico” da almeno 100 milioni di euro

Luciano Benetton parla con gli ospiti dopo aver presentato la collezione donna Benetton Autunno-Inverno 2019-2020 a Milano, Italia, 19 febbraio 2019. (AP Photo/Luca Bruno, File)

“Mi fidavo e ho sbagliato. Sono stato tradito nel vero senso della parola. Mesi fa mi sono accorto che c’erano alcune cose che non andavano, che le foto di gruppo che mi ripetevano i massimi dirigenti del Consiglio di Amministrazione non erano reali.”

Con quelle parole al giornalista Daniele Manca, della Corriere della Serail quotidiano italiano più tradizionale, Luciano Benetton, che insieme ai fratelli Carlo, Gilberto e Giuliana fondò nel 1965 in provincia di Treviso, nel Veneto, il Gruppo Benetton, ha giustificato le sue dimissioni dalla presidenza di quella che oggi è la holding di famiglia Edizione, afflitta da un buco finanziario che lo stesso Luciano stima in circa 100 milioni di euro ma che potrebbe arrivare a 230 milioni.

Attraverso la Compañía de Tierras del Sud Argentino (CTSA), il gruppo possiede anche centinaia di migliaia di ettari in Patagonia, al punto che non è solo uno dei maggiori proprietari terrieri del paese, ma anche un grande produttore di lana e pecore carne bovina e una delle aziende che ha piantato più alberi nella regione della Patagonia, un progetto iniziato nel 2016 piantando 8.600 ettari di pino ponderosa con l’obiettivo di raggiungere 16.000 ettari e un primo taglio commerciale entro il 2034, per diventare produttore della migliore fibre di qualità.

Le proprietà patagoniche dei Benetton li hanno portati a frequenti conflitti con i gruppi mapuche, ai quali nel 2017 hanno offerto di donare 7.500 ettari nella provincia di Chubut.

Il marchio, famoso per i suoi colori, la pubblicità audace e le centinaia di capi di abbigliamento, in particolare all’inizio per i maglioni che Benetton produceva in grandi volumi ma distribuiva in piccole quantità fino a quando, una volta individuati i colori più popolari, li fece tingere in maniera massiccia. sapendo già che avrà uno sbocco, conta – secondo il Corriere di domenica – circa 5.000 negozi nel mondo e circa 6.000 dipendenti diretti.

In una lunga intervista che ha attirato l’attenzione di tutta Italia, Benetton ha confessato di aver rilevato che c’erano stati problemi “in modo tenue” il 23 settembre dello scorso anno, ma che “tutto sembrava sotto controllo”.

Sono trascorsi quasi dieci mesi da allora. “Mentre ricevevamo consigli su quei primi segnali, con disinvoltura da parte dei dirigenti, mi sono reso conto che i conti non tornavano e che il problema era molto diverso da quello che mi avevano descritto. E anch’io percepivo da tempo malumori interni ed esterni all’azienda per l’atteggiamento arrogante e incapace dei nuovi dirigenti”, ha detto Benetton al Corriere, indicando, senza nominarlo, il Consiglio di amministrazione presieduto da Massimo Renonl’amministratore delegato della società, che gli avrebbe nascosto “un drammatico buco di bilancio” di circa 100 milioni di euro.

Da sinistra a destra, Carlo e Gilberto, scomparsi nel 2018, Giuliana e Luciana Benetton (Courtesy: Benetton Group)

Si tratta di un dato che la stessa Benetton considera approssimativo. “Tutto quello che è emerso da settembre 2023 è una vergogna”. È stato, ha detto al Corriere, “uno shock che ci ha lasciato senza fiato”.

Luciano Benetton, 89 anni, si era allontanato dalle vicende quotidiane del Gruppo nel 2012, quando funzionava bene e fatturava circa 2 miliardi di euro l’anno, ma vi è tornato nel 2018, lo stesso anno in cui Gilberto e Carlo, i suoi due fratelli minori sono morti.

L’anno successivo ha eletto amministratore delegato Renon, che ora accusa – senza nominarlo – di averlo ingannato o, quanto meno, di essere incapace.

Dei quattro fratelli fondatori restano ora Giuliana e Luciano, la cui uscita dalla holding verrà formalizzata nella prossima assemblea, a metà giugno.

La holding di famiglia, attualmente guidata da Alessandro, figlio di Luciano, comprende asset che vanno ben oltre il settore tessile e si estendono a investimenti immobiliari (come in Patagonia), concessioni stradali, produzione alimentare, operazioni nel settore assicurativo e di sviluppo e amministrazione delle infrastrutture digitali e portuali.

Fin dall’inizio il colore è stato un elemento chiave nelle strategie commerciali e nelle campagne pubblicitarie di Benetton (Maxi Guterman)

Luciano, la seconda generazione dei fondatori, ha cercato di calmare le acque riguardo alla bomba sganciata dal padre. Ha ammesso che i 100 milioni di euro di cui ha parlato Luciano sono “una perdita significativa” ma che si ripagheranno nei prossimi anni con contributi in conto capitale di circa 260 milioni di euro per rilanciare quello che molti ricordano ancora come gli “United Colors of Benetton”. , una delle sue campagne pubblicitarie più famose che lo ha reso ancora più famoso. Oliviero Toscaniil creativo italiano responsabile della pubblicità del gruppo.

 
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