Come fu rimossa la “sporcizia” dalle case di Santa Fe senza fogne nel 1895

Come fu rimossa la “sporcizia” dalle case di Santa Fe senza fogne nel 1895
Come fu rimossa la “sporcizia” dalle case di Santa Fe senza fogne nel 1895

Domenica 26.5.2024

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Ultimo aggiornamento 20:10

La situazione della rete fognaria della città di Santa Fe è così all’ordine del giorno nell’agenda pubblica, con i conseguenti problemi – come le ricorrenti doline – che diventa un esercizio interessante rivisitare come veniva gestita la rimozione dei rifiuti escatologici (escrementi) proprio quando non esisteva un sistema fognario nella capitale nel 1895, cioè 129 anni fa.

Le cose allora erano complicate. Perché in ogni abitazione privata c’erano le latrine (c’erano anche le fogne pubbliche, negli ospedali, nelle case di cura e negli uffici ufficiali), e le auto atmosferiche dovevano andare a drenare la “sporcizia” – così venivano chiamate -, che a loro volta potrebbero generare malattie. È vero: nel 1895 non c’erano doline; ma ci sono problemi di sanità pubblica.

Tutto è raccontato nei riassunti storici (compendi di regolamenti) che il Comune di Santa Fe ha diffuso qualche tempo fa, e dove si trova una mappa testuale che mostra come era la vita alla fine del XIX secolo, con l’arrivo dei migranti flussi e un’urbanità che poco a poco cresceva. I risultati ci aiutano a guardare attraverso il divario della storia in quella vecchia Santa Fe che non esiste più.

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A titolo di curiosità, va ricordato che attualmente sono molte le città e i paesi della zona di Santa Fe che non dispongono del servizio essenziale di rete fognaria. In questi casi, il tradizionale camion atmosferico, o “la pocera” (come viene comunemente chiamata, perché svuota i pozzi neri) passa ancora una o due volte al mese dalle abitazioni private di quelle località.

automobili atmosferiche

129 anni fa, con un’ordinanza del Consiglio, il Comune capoluogo appaltava il servizio di drenaggio delle latrine e consegnava al concessionario quattro auto atmosferiche. I carri avevano due ruote, una manica per estrarre gli escrementi e un cavallo incaricato di trainare il veicolo.

La documentazione grafica è del 1997. Un camion atmosferico fa il suo lavoro in una casa privata, a Santo Tomé. Credito: Archivio El Litoral

Questo veniva concesso sotto forma di una sorta di prestito e, alla scadenza del contratto (che durava quattro anni), tutte le forniture in buone condizioni dovevano essere restituite al governo locale. L’appaltatore riceveva una somma per il contenuto di ogni carro pieno rimosso dalle latrine, e anche per gli scarichi, che erano le fogne.

Le latrine svuotate sono state ispezionate dal comune. Ma attenzione: se si accertava che qualcuno di questi non era più utile, veniva disinfettato e chiuso. Inoltre, i proprietari di ciascuna casa erano obbligati a comunicare al Comune che le loro latrine e gli scarichi erano stati effettivamente svuotati correttamente.

Il problema sanitario

Il fatto che latrine, servizi igienici o scarichi non venissero svuotati regolarmente generò all’epoca problemi di salute pubblica. L’accumulo e la stagnazione dei liquami, oltre alla mancanza di servizi igienici in questi contenitori, sono direttamente associati alla trasmissione di malattie diarroiche come il colera e la dissenteria, nonché la febbre tifoide, le elmintiasi intestinali e la poliomielite.

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“Aggrava inoltre il ritardo della crescita e contribuisce alla diffusione della resistenza antimicrobica”, ricorda l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). L’entità stima che 1,4 milioni di persone muoiano ogni anno nel mondo a causa della mancanza di acqua potabile, mancanza di fognature, servizi igienici adeguati e igiene. I settori sociali più colpiti sono quelli che hanno maggiori necessità.

Ranch e case abbandonate

Già nella Santa Fe del 1895, il comune era stato categorico su un aspetto: nei casi di ranch e case abbandonate “che servono solo come ricettacoli di sporcizia” (cioè che venivano usate come latrine), dovevano essere demolite dal residenti stessi proprietari, a meno che queste case non fossero messe in buone condizioni. Se ciò non accadeva, l’amministrazione locale li demoliva, ma addebitava i lavori al proprietario in questione.

Immondizia domestica

Oggi i rifiuti domestici devono essere differenziati e conferiti nei cestini alti – è obbligatorio che ogni utente ce l’abbia – in giorni e orari specifici. Ma 130 anni fa la questione era molto meno “civile”.

Un carro armato atmosferico ma più moderno. Questo modello venne utilizzato in Europa all’inizio del XX secolo. Credito: Archivio El Litoral

C’erano carri per la pulizia, cinti anche da cavalli, che dovevano passare per le case per rimuovere “tutta la spazzatura presentata, indipendentemente dalla sua provenienza (rifiuti umidi, rifiuti secchi, potature, ecc.)”. Quel volume di spazzatura è stato bruciato.

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Qui venne istituita una rigorosa assistenza “sanitaria e di riposo” anche per i poveri cavalli che trainavano a malapena i carri, ed che erano anche esposti a malattie.

Per la rimozione dei rifiuti domestici ai residenti veniva addebitata una tassa comunale per il servizio reso (qualcosa come una “porzione” dell’attuale TGI).

Ma non solo: i contribuenti dovevano religiosamente depositare i sacchi dei rifiuti davanti alla porta di strada non appena arrivavano i carrelli delle pulizie. E se i carrettieri non passavano, il commissario generale interveniva per “ristabilire l’ordine”. Così semplice.

Tra latrine, lavandini, auto atmosferiche e di pulizia più l’incendio di tutta l’immondizia raccolta, i tempi sono cambiati tra quella fine del XIX secolo e questo avanzato XXI secolo. Sono cambiati, ma non così tanto: il 30% della capitale continua a “vivere” praticamente come nel 1895: non ha il servizio di rete fognaria.

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