Diego Marín A.: Teoria filosofica banalizzata

Diego Marín A.: Teoria filosofica banalizzata
Diego Marín A.: Teoria filosofica banalizzata

Una delle maggiori attrazioni dello spettacolo ‘Road to the Zoo’, andato in scena sabato scorso al Teatro Bretón di Logroño, è stato vedere il lavoro dell’attrice di Logroño Mabel del Pozo. Emergente della compagnia teatrale amatoriale La Garnacha, l’attore Si sta aprendo uno spazio nel panorama teatrale, con ruoli sempre più rilevanti e il suo lavoro in questa pièce è notevole, anche se non sarà sicuramente il personaggio per cui verrà ricordata. Non è sua responsabilità, perché ha fatto bene il suo lavoro, è colpa di un lavoro a tratti sordido e perfino sgradevole, anche se il fatto che una creazione artistica riesca a creare queste sensazioni nello spettatore, invece di metterle a confronto il sonno, rappresenta già un certo merito.

Per cominciare, l’opera è un adattamento dell’originale del 1958 di Edward Albee, un drammaturgo americano. Il motivo di questo adattamento è sorprendente, poiché non è altro che un Raymond Carver che seziona i rapporti umani, la freddezza che si nasconde nell’apparente calore. Lo spettacolo propone due atti, il primo con una coppia sposata che parla in casa di alcuni argomenti strani fino a sfociare nel sesso, e nel secondo il marito viene interrogato per strada da uno sconosciuto per raccontargli la sua vita fino a farlo arrabbiare. . È importante che, in ogni momento, in entrambi gli atti, il protagonista, Fernando Tejero, rimanga sempre seduto, a partire dalla lettura di un libro sul divano di casa e su una panchina del parco, e i personaggi, prima sua moglie e poi lo sconosciuto, orbitano attorno ad esso.

La decorazione è la stessa, tranne il cambio di posti. In qualche modo l’indole drammatica fa sembrare che tutto ruoti attorno al protagonista senza che lui possa evitare o controllare il suo destino, e questo a volte diventa una valanga di ricordi, traumi, emozioni o situazioni imbarazzanti. Niente cambia e tutto è diverso allo stesso tempo. Ciò, che potrebbe far concepire l’opera come una teoria filosofica drammatizzata, viene diluito e banalizzato con dialoghi sconcertanti come “Penso che la mia circoncisione stia scomparendo”. La situazione peggiora quando, parlando della distinzione tra scopare e fare l’amore, il protagonista racconta un episodio della sua giovinezza in cui, mentre praticava sesso anale con una giovane donna, le ha involontariamente ferito molto, cosa che sembra un paradosso, realisticamente (o puritani).

È necessario mostrare questi esempi perché, in realtà, l’opera non ne ha bisogno, potrebbe restare in superficie e lasciare che lo spettatore interpreti quella che è l’intrastory di un uomo che, senza voler fare del male a nessuno, finisce per farlo contro la sua volontà.

#Argentina

 
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