‘Lost in Amazzonia’: la giungla si è presa cura dei bambini colombiani | Televisione

‘Lost in Amazzonia’: la giungla si è presa cura dei bambini colombiani | Televisione
‘Lost in Amazzonia’: la giungla si è presa cura dei bambini colombiani | Televisione

La storia fece il giro del mondo, perché aveva tutte le carte in regola per agganciare chiunque: quattro bambini (di 13, 9 e 4 anni, un neonato di 11 mesi), sopravvissuti per 40 giorni dispersi nel profondo della giungla amazzonica di Guaviare, in Colombia, dopo l’incidente aereo in cui sono morti la madre, il pilota e un amico di famiglia. Quando …

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La storia fece il giro del mondo, perché aveva tutte le carte in regola per agganciare chiunque: quattro bambini (di 13, 9 e 4 anni, un neonato di 11 mesi), sopravvissuti per 40 giorni dispersi nel profondo della giungla amazzonica di Guaviare, in Colombia, dopo l’incidente aereo in cui sono morti la madre, il pilota e un amico di famiglia. Quando, 15 giorni dopo la sua scomparsa, apparvero i rottami dell’aereo e solo tre corpi, l’umanità trattenne il fiato. Ma abbiamo dovuto aspettare altri 25 giorni, con il suo circo mediatico e con le autorità sopraffatte, fino ad un finale che possiamo definire felice: dopo una mobilitazione senza precedenti dei militari e degli indigeni vicini della regione, i ragazzi sono stati ritrovati con segni di malnutrizione e ferite lievi. Sano e salvo.

Perso in Amazzonias è un documentario urgente su questa avventura, diretto da Cristina Nieto e Jaime Escallón-Buraglia e distribuito da Movistar+ appena un anno dopo il salvataggio. La prima cosa che colpisce del film è che riesce a catapultarti in quella fitta giungla. Che è straordinariamente bello, ma in cui ti senti impotente, vulnerabile. È una giungla minacciosa, pensi dal tuo divano, ma spiegano bene la visione indigena del luogo: anzi, è madre. La giungla proteggeva i bambini, dicono diverse voci da queste città, ma per un certo periodo li nascose.

L’aereo si è schiantato nella giungla di Guaviare, quando è stato scoperto nel giugno 2023.Movistar+

Il documentario non risponde alla grande domanda: come siano sopravvissuti lì per così tanto tempo. La storia per bambini, quella che potrebbe raccontare Lesly, la sorella maggiore, la grande eroina di questa storia, non è stata ancora scritta. Dato che la famiglia era indigena, si capisce che conoscevano la giungla (non quella giungla) molto meglio di qualsiasi cittadino; che altrimenti sarebbe morto nel giro di pochi giorni, se non di ore. Ma qui non vi spiegheranno, né nessuno ha spiegato, le loro strategie di sopravvivenza. Quindi il filmato si concentra sull’arduo lavoro di salvataggio in un’area molto vasta, dove la vegetazione è così fitta e così fitta che la luce del sole non raggiunge certi angoli, e dove la città più vicina dista circa 200 chilometri. Sembrava un miracolo ritrovarli e, quando temevano che fosse impossibile, apparivano gli oggetti che i ragazzi avevano lasciato al loro seguito: una bottiglia, un pannolino piegato con cura, un nastro per capelli. Ritornano sui loro passi: capiscono che avrebbero dovuto stargli vicino.

La storia ci viene raccontata dai soldati e dai volontari che hanno partecipato ai soccorsi, dai parenti dei bambini e dai giornalisti che hanno seguito il caso. La stretta collaborazione tra gli indigeni e i militari aggiunge epica alla storia. C’erano motivi di sfiducia tra i due in una zona, tra Caquetá e Guaviare, che da decenni era controllata dalla guerriglia delle FARC. Per alcuni locali era la prima volta che vedevano un membro in uniforme delle forze statali. I militari hanno fatto affidamento sulle proprie tattiche di tracciamento e sulla tecnologia per guidarli nella ricerca; Allo stesso tempo gli indigeni facevano offerte a Madre Natura per restituire i loro figli e approfittavano della conoscenza accumulata da generazioni che vivevano con la giungla. Uno dopo l’altro finirono nel fango, e tra gli insetti e gli insetti, ancora e ancora. Li vediamo anche pregare insieme. Lo scopo qui è quello di spiegare la visione del mondo e la spiritualità di questi popoli nativi, che non adorano nessuno in paradiso ma si sentono piuttosto tutt’uno con il loro esuberante ambiente naturale, anche se un’ora non era sufficiente per questo, quindi ci siamo accontentati di pochi tratti.

È una storia emozionante, piena di eroi e senza cattivi. Nell’attesa che Lesly possa e abbia voglia di raccontare tutto, ci resta una protagonista folgorante: la giungla stessa. Che in questo caso sì, era una madre.

Membri dell’esercito colombiano e volontari indigeni, durante la ricerca dei quattro bambini dispersi nella giungla nel dipartimento di Caquetá, in un’immagine tratta dal documentario.Movistar+

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