“Se la Corte non cambia la sentenza Cuadernos, qualsiasi uomo d’affari che ha pagato tangenti rimarrà impunito per aver affermato di aver contribuito alla campagna elettorale”.

“Se la Corte non cambia la sentenza Cuadernos, qualsiasi uomo d’affari che ha pagato tangenti rimarrà impunito per aver affermato di aver contribuito alla campagna elettorale”.
“Se la Corte non cambia la sentenza Cuadernos, qualsiasi uomo d’affari che ha pagato tangenti rimarrà impunito per aver affermato di aver contribuito alla campagna elettorale”.

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L’avvocato Delia Ferreira Rubio ha costruito la sua carriera difendendo la necessità di rendere trasparente il finanziamento dei partiti politici. I governi la chiamano quando devono adeguare la propria legislazione per evitare casi di corruzione con contributi elettorali. È specializzata nel finanziamento elettorale e da lì è stata presidente di Transparency International fino allo scorso anno.

L’imprenditore Angelo Calcaterra

L’avvocato avverte: “Se la Corte non cambia la sentenza sul taccuino, qualsiasi uomo d’affari che ha pagato tangenti rimarrà impunito per aver affermato di aver versato contributi elettorali”. E ha sottolineato: “genera impunità in materia di finanziamento elettorale, ma la cosa peggiore e più importante è che genera impunità nei casi di corruzione”.

I giudici Carlos Mahiques, Berroetaveña e PetroneArchivio

Lo specialista ha spiegato che se la Corte ribalta la sentenza della Corte di Cassazione che consente all’imprenditore Angelo Calcaterra di evitare il processo nel caso del quaderno di corruzione, in futuro chiunque sia accusato di aver pagato tangenti potrà utilizzare lo stesso argomento per evitare la punizione penale.

Ex presidente del Poder Ciudadano, l’avvocato ha parlato con la nazione e ha spiegato che le leggi sul finanziamento elettorale in vigore quando Calcaterra ha dichiarato di aver versato 16 contributi elettorali tra il 2015 e il 2015, prevedono una multa fino a 10 euro per i contribuenti che non li abbiano dichiarati pagamenti. Se le pene sono maggiori per il presidente del partito, il tesoriere e il responsabile economico del fronte elettorale che non avevano dichiarato quei contributi.

–Qual è la sanzione per un imprenditore che non dichiara di aver versato contributi elettorali quando tali contributi non sono stati dichiarati?

–Ci sono sanzioni per tutti, per il partito, per il responsabile economico e per le aziende, ma nel caso dei contribuenti si tratta di multe che vanno dall’importo del contributo non dichiarato fino a 10 volte l’importo versato. Non ci saranno conseguenze, al massimo l’imprenditore perderà un po’ di soldi, se il caso si concluderà.

–Come sarebbe la procedura?

–Ora ciò che potrebbe accadere, se la sentenza verrà confermata, è che ciò che riguarda il caso Calcaterra venga separato dal fascicolo e inviato al giudice federale con giurisdizione elettorale, María Servini. Il giudice dovrebbe indagare sui resoconti del partito del Frente de Todos, dove Calcaterra dice di aver contribuito, e verificare se quei contributi ci sono. Dovrebbe dare l’intervento ai revisori dei conti della Camera Elettorale Nazionale.

.-Ma quei contributi non verranno dichiarati…

-Le parti devono da tempo registrare gli account, sono disponibili i PDF dei resoconti delle partite. Sono pubblici. Ad esempio, nel 2015 appare una collaboratrice Noemí Calcaterra, non so se la conosce. Ci sono i donatori che dicono di aver contribuito con dei soldi. Ma questi soldi non ci saranno e il giudice dovrebbe iniziare a indagare su cosa sia successo e sul perché non siano state fornite ricevute. La parte può negare tutto e dire di non aver ricevuto nulla.

–E allora come va a finire la faccenda?

–Ci sono due opzioni: o il caso continua nel processo elettorale, andando avanti e indietro con lettere che chiedono cose che non avranno risposta, oppure l’altra questione è che il giudice, dopo aver corroborato il caso, dica che non si trattava di un caso di finanziamento politico illecito e poteva quindi restituire tutto al giudice del merito e indagare nuovamente sul pagamento.

–Quali norme regolano questi contributi?

Nel 2015 e nel 2013 vigeva la stessa legge del 2009, l’articolo 66 bis si riferisce alla violazione delle regole su chi può contribuire e quanto. Un buon avvocato penalista riuscirà sicuramente a far uscire Calcaterra senza sanzioni e senza molto lavoro. Quindi l’accusa poteva avere successo non solo per il contributo non registrato ma perché era superiore a quanto consentito. Alla multa dell’uomo d’affari si aggiunge l’inosservanza del presidente del partito, del tesoriere del partito e della persona finanziariamente responsabile della campagna. Altra norma del 44 bis che prevede che le donazioni delle persone fisiche avvengano tramite bonifico, ovvero in contanti, purché consenta l’identificazione del donatore e ne venga fornita la ricevuta.

–Questa sentenza può rimanere invariata?

–Sarebbe deplorevole se la Corte non revocasse tale affermazione. La Corte è l’ultima risorsa. L’unica cosa che ci resta è che la Corte intervenga e affermi che tutto ciò è barbaro. Perché se questa sentenza della Corte di Cassazione sarà definitiva, non solo questo imprenditore ne trarrà vantaggio, ma qualunque altra persona coinvolta in un altro caso di corruzione potrà d’ora in poi sostenere lo stesso e il caso non finirà nel nulla.

-Perché?

– Perché chi dà soldi al proprio regolatore, distribuendo sacchi di soldi in un parcheggio sotterraneo come in questo caso, può dire che si tratta di un pagamento per il finanziamento di una campagna elettorale e che si è dimenticato di chiedere la ricevuta. Genera un deplorevole primato di impunità nei casi di finanziamento illegale della politica, ma la cosa peggiore e più importante è che genera impunità nei casi di corruzione.

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