Burkina Faso, Niger e Mali consolidano la loro unità con la Confederazione dell’Alleanza degli Stati del Sahel

Burkina Faso, Niger e Mali consolidano la loro unità con la Confederazione dell’Alleanza degli Stati del Sahel
Burkina Faso, Niger e Mali consolidano la loro unità con la Confederazione dell’Alleanza degli Stati del Sahel

I leader militari di Burkina Faso, Niger e Mali hanno concluso il loro primo vertice a Niamey, capitale del Niger, con la firma di un trattato che segna la nascita della cosiddetta Confederazione dell’Alleanza degli Stati del Sahel, un’alleanza politica, militare e crisi economica tra tre paesi uniti dal mandato di una giunta militare avvenuta in seguito a un colpo di stato e presa di distanza dalle organizzazioni regionali e dall’Occidente a favore della Russia. I firmatari – il generale nigeriano Abdourahmane Tiani, il capitano burkinabé Ibrahim Traoré e il colonnello maliano Assimi Goita – “decidono di procedere verso una maggiore integrazione tra gli Stati membri dell’Alleanza degli Stati del Sahel per costituire una confederazione” con l’obiettivo essenziale di facilitare la” libera circolazione di persone, beni e servizi”, rafforzare la cooperazione militare e la possibile creazione di una banca centrale e di una valuta regionale. L’Africa diventa così il teatro dell’emergere di un nuovo blocco di paesi i cui leader ratificano con questo trattato la loro decisione “irrevocabile” di rompere con la corrispondente organizzazione regionale, in questo caso la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, ECOWAS, i cui capi di Stato e il governo si incontrano proprio quella stessa domenica ad Abuja (Nigeria) per discutere di questo evento. A questo proposito, i tre leader militari, nella loro dichiarazione finale dell’incontro, hanno denunciato ancora una volta le sanzioni imposte all’epoca dall’ECOWAS e dall’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (UEMOA) dopo le rispettive rivolte condannando “l’impatto dannoso” pratiche illegali, illegittime, atti disumani e minacce di aggressione” contro i loro “Stati sovrani”. La dichiarazione pone un accento particolare su un fattore come la lotta al terrorismo regionale, fenomeno alimentato, denunciano, da gruppi “oscurantisti, strumentalizzati e controllati a distanza”. In risposta, una delle grandi misure concrete annunciate sabato scorso è la creazione della cosiddetta Forza Congiunta degli Stati del Sahel, una forza militare che unirà le truppe di questi tre paesi per combattere contro i gruppi armati del regione del Sahel. Per Goita, “la dimensione della sicurezza, che ha inizialmente motivato la creazione dell’AES, è ora pienamente curata dalle diverse Forze di Difesa e Sicurezza (FDS) dell’Alleanza, che agiranno in perfetta complementarità per affrontare gli attacchi terroristici e adottare un approccio atteggiamento offensivo per neutralizzare questi gruppi senza legge. Restano ormai in sospeso gli aspetti economici e politici discussi nei precedenti incontri dei ministri dell’Economia e degli Esteri di questi tre paesi, come la creazione di una banca comune di investimento e di un fondo di stabilizzazione, ma qualunque cosa accada, i tre leader interpretano l’accordo di Niamey incontro come la nascita di un “quadro strategico da cui emergeranno risoluzioni che tracceranno il percorso per il ritorno della pace, l’instaurazione della sicurezza, l’attuazione e il rafforzamento di azioni comuni di sviluppo per la felicità dei popoli del Sahel”. “Si tratta di un’occasione solenne e storica”, ha sottolineato il generale nigeriano Tiani, “perché costituisce un passo importante nel consolidamento dei legami tra i popoli dello spazio saheliano e rappresenta il culmine della” nostra feroce volontà comune di riconquistare la nostra sovranità e riabilitare la nostra leggendaria dignità.

 
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