La Corte Suprema costringe l’Agenzia delle Entrate a rivelare quanti funzionari ha

La Corte Suprema costringe l’Agenzia delle Entrate a rivelare quanti funzionari ha
La Corte Suprema costringe l’Agenzia delle Entrate a rivelare quanti funzionari ha

Una sentenza della Corte Suprema risolve la controversia tra l’Agenzia statale per l’amministrazione fiscale (AEAT) e il Consiglio per la trasparenza e il buon governo sulla questione se la prima debba segnalare il proprio catalogo di lavoro, come richiesto dal secondo.

Il Consiglio per la Trasparenza ha approvato una risoluzione che invita l’Agenzia delle Entrate a riferire sulla propria forza lavoro. L’agenzia dipendente dal Ministero delle Finanze ha presentato ricorso per tentare l’annullamento di tale decisione.

Il Tribunale Amministrativo Centrale N° 6 di Madrid si è pronunciato a favore del Consiglio di Trasparenza, ma il Tribunale Nazionale ha accolto parzialmente il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate.

Il caso è giunto alla Corte Suprema attraverso due ricorsi. La terza sezione della Camera contenziosa-amministrativa della Corte Suprema ha deciso di respingere il ricorso della Procura dello Stato, a nome dell’Agenzia delle Entrate, e di accogliere quello del Consiglio del personale dell’Agenzia di Valencia, annullando così la sentenza della Settima Sezione della Camera contenziosa amministrativa del Tribunale nazionale che aveva parzialmente accolto il ricorso.

In sintesi, quindi, la Corte Suprema ha confermato la prima sentenza, quella del Tribunale Centrale Contenzioso Amministrativo N. 6 di Madrid, che ha dato ragione al Consiglio per la Trasparenza sollecitando il Ministero del Tesoro a fornire le informazioni del Catalogo delle posizioni lavorative .

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L’Agenzia delle Entrate ha rifiutato

La vicenda risale a marzo 2017. La Giunta del personale (dove sono presenti i sindacati) dell’Agenzia delle Entrate ha presentato una richiesta alla Delegazione Speciale dell’agenzia a Valencia, in cui chiedeva di conoscere il catalogo aggiornato dei posti di lavoro ricoperti e dei posti vacanti in quella provincia.

L’Agenzia delle Entrate ha negato l’accesso. Egli ha giustificato il suo rifiuto affermando che la fornitura di tali informazioni metterebbe a rischio la sanzione di illeciti penali o amministrativi nella lotta contro la frode e le funzioni amministrative di sorveglianza, ispezione e controllo, e che avrebbe interessato anche dati personali.

“L’articolo 14 della legge 19/2013 limita il diritto di accesso alle informazioni quando l’accesso alle informazioni sarebbe pregiudizievole, tra gli altri, per la prevenzione, l’accertamento e la repressione di illeciti penali e amministrativi, le funzioni di controllo amministrativo, gli interessi economici, nonché politica economica”, ha sostenuto a sua difesa l’Agenzia delle Entrate.

Si ritiene, quindi, che “l’applicazione del sistema fiscale e la lotta contro la frode siano competenze che possono chiaramente essere incluse in queste cause che tutelano la limitazione dell’accesso, e sostengono un interesse pubblico superiore che giustifica la limitazione del diritto di accesso determinate informazioni.” , ragioni che giustificano la necessità di omettere l’identità del personale ufficiale assegnato all’AEAT.”

Ordinanze di trasparenza che danno informazioni

Il ricorrente, a nome del Consiglio del personale dell’Agenzia delle Entrate, ha presentato ricorso al Consiglio per la Trasparenza e il Buon Governo, che è stato accolto.

Nella delibera la Giunta ha ritenuto che la rendicontazione dei Rapporti di Lavoro (RPT) di una pubblica amministrazione costituisce un obbligo di legge che non pregiudica i dati personali né le funzioni amministrative di ispezione, sorveglianza e controllo.

Inoltre, ha confermato che i delegati e gli organi del personale godono del diritto di accesso all’informazione che è regolato dalla Legge sulla Trasparenza, e non solo dalla normativa specifica contenuta nello Statuto Fondamentale dei Dipendenti Pubblici.

La sentenza della Corte Suprema

L’Agenzia delle Entrate non si è accontentata e ha deciso di adire il tribunale per cercare di evitare di dover fornire quelle informazioni. Ora la sua sconfitta è stata confermata dalla Corte Suprema, quindi dovrà facilitare l’elenco dei lavori.

La sentenza della Corte Suprema stabilisce che la Legge sulla Trasparenza tutela l’accesso alle informazioni da parte dei delegati e dei consigli del personale. Ritiene inoltre, in relazione alla disciplina nello Statuto fondamentale dei dipendenti pubblici degli obblighi dell’Amministrazione di inviare informazioni ai rappresentanti dei lavoratori, che “il semplice fatto di essere il destinatario naturale di determinate informazioni non equivale a limitare il loro diritto richiedere diverse informazioni pubbliche”.

I giudici della Corte Suprema affrontano il dibattito sui limiti al diritto di accesso alle informazioni. «L’applicazione di limiti all’accesso alle informazioni richiede una giustificazione espressa e dettagliata che consenta di controllare la veridicità e la proporzionalità della restrizione stabilita», sottolinea, e in questo caso l’Agenzia delle Entrate non ha fatto nulla di tutto ciò.

«Inizialmente non ha risposto alla richiesta di informazioni e quando lo ha fatto non è stato fatto alcun riferimento all’ormai presunto pericolo per le funzioni ispettive e di controllo», rileva la sentenza.

In esso si legge inoltre che “la trasparenza e la pubblicità sia degli obiettivi perseguiti da un ente pubblico sia del loro grado di rispetto nonché dei criteri di distribuzione dei fondi pubblici, in questo caso relativi alla distribuzione della remunerazione di produttività tra dipendenti, ha particolare importanza per la legge”.

Protezione dati

Uno dei punti di conflitto era la protezione dei dati e l’identificazione del personale che occupa le posizioni in tale Elenco di lavoro. Come spiegato dal Consiglio di Trasparenza, nella sentenza la Corte di Cassazione chiarisce che, trattandosi di dati legati alla professione di coloro che svolgono la propria attività in incarichi della Pubblica Amministrazione e sono al suo servizio, essi hanno natura essenzialmente pubblica.

Pertanto, tali dati non necessitano del consenso dell’interessato per essere raccolti “poiché gli elementi personali riguardano aspetti quali la formazione, la qualificazione e la specializzazione, e sono necessari anche per delimitare le circostanze dei posti vacanti, la loro copertura, l’ordine delle priorità.” , sistemi di sostituzione e promozione, ecc.”

Ciò che il Consiglio di Trasparenza ha approvato è che la Delegazione Speciale dell’Agenzia Statale dell’Amministrazione Fiscale di Valencia fornisca al Consiglio del Personale l’accesso a “una copia del catalogo aggiornato dei posti di lavoro occupati e vacanti in quella Delegazione/provincia in formato leggibile da computer e adeguandosi esclusivamente alle seguenti colonne: Centro/Amministrazione, Area/unità, Categoria professionale, Livello, Complemento specifico, Gruppo funzionale, Forma di prestazione, Stato della carica, Numa [número asignado a cada funcionario]Nome dell’occupante, Edificio di occupazione del funzionario.

Qualora non fossero disponibili tutti i parametri indicati nella domanda, l’Agenzia delle Entrate dovrebbe fornire il catalogo aggiornato dei posti di lavoro occupati (con identificazione degli occupanti) e dei posti vacanti.

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