L’Andalusia griderà l’11 luglio per il diritto alla giustizia sociale

L’Andalusia griderà l’11 luglio per il diritto alla giustizia sociale
L’Andalusia griderà l’11 luglio per il diritto alla giustizia sociale

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CGT Andalusia mostrerà davanti alle porte dei tribunali sociali la “rabbia letterale” della classe operaia per la gravissima situazione di indifesa in cui si trova, motivata dalla funzionamento disastroso dei tribunali sociali che funge da rifugio ai datori di lavoro inadempienti per continuare liberamente ogni tipo di oltraggi che impiegano anni per ottenere una censura legale, tardiva e inutile nella maggior parte dei casi.

Coloro che si rivolgono ai tribunali sociali per esigere il rispetto dei propri diritti del lavoro di fronte agli abusi del datore di lavoro vedono come le loro richieste cadono in un vero e proprio limbo che viola il diritto fondamentale ad una tutela giurisdizionale effettiva e non rispetta tacitamente la legge che regola la giurisdizione sociale. (LRJS) in termini di termini per la nomina, la citazione in giudizio, lo svolgimento del processo e la pronuncia delle sentenze.

L’11 luglio alle ore 10, i tribunali sociali dell’Andalusia ospiteranno diverse azioni di protesta di fronte alla situazione di impotenza e di EMERGENZA per la tutela della tutela giudiziaria effettiva dei lavoratori nella nostra Comunità Autonoma.

Quando la LRJS 36/2011 stabilisce termini limitati e brevi per lo svolgimento dei processi e l’emissione delle sentenze, la classe operaia andalusa vede come coloro che hanno l’obbligo pubblico di garantire giustizia non la garantiscono e infrangono la legge, lasciando sempre danneggiati coloro che si lamentano tutelare gli imprenditori non conformi.

Non è accettabile, oltre ad essere illegale, che i processi si svolgano diversi anni nel futuro, con molteplici convocazioni giudiziarie già esistenti per il 2029, circostanza che provoca una chiara violazione del diritto fondamentale ad una tutela giurisdizionale effettiva.

Mentre la legge che regola la giurisdizione sociale prevede che entro un termine non superiore a un mese dalla presentazione della domanda, si sia svolto il processo e sia emessa la sentenza, ci troviamo di fronte ad una situazione limite che non solo viola la normativa vigente ma lascia indifesi i lavoratori contro gli abusi delle imprese, che hanno visto nella situazione degli organi giudiziari una miniera d’oro di fronte ai molteplici abusi da essi commessi, costringendoli a ricorrere ai tribunali, sapendo che non si vedranno davanti al giudice tribunale in meno di quattro o cinque anni.

È molto grave che lo Stato di diritto venga messo a rischio da alcuni leader politici che svuotano il servizio pubblico della Giustizia dei suoi contenuti e, guarda caso, sempre a vantaggio dei datori di lavoro, che sono i veri fortunati con il caotico e limitato sistema situazione della giustizia sociale. Procedure particolarmente delicate e gravi, come le violazioni dei diritti fondamentali, i ricorsi alle dimissioni per motivi sanitari, le sanzioni, le modifiche sostanziali delle condizioni di lavoro, la conciliazione tra vita professionale e personale, i licenziamenti… giacciono dormienti negli archivi dei tribunali sociali in attesa di una sentenza per lo svolgimento dei processi considerati sommari e preferenziali dalla legge.

La classe operaia, da lungo tempo sofferente, non è solo vittima della precarietà del lavoro, dei bassi salari, dei tagli ai diritti, dell’alto tasso di infortuni, della privatizzazione dei servizi pubblici… ma è anche lasciata assolutamente impotente dalla situazione in cui la giustizia sociale è auto-protetta. dirigere con interesse, tutto questo mentre la comunità imprenditoriale presenta profitti record e riceve ogni sorta di coccole da parte di una classe politica che si ricorda solo di coloro che sono il pilastro della società ogni volta che ci sono elezioni che servono a perpetuarsi su poltrone ben pagate per niente.

I lavoratori vedono i loro diritti calpestati quotidianamente mentre coloro che non li rispettano si affidano alla lentezza della giustizia per abusare sistematicamente della sistematica mancanza di un’effettiva tutela giurisdizionale per la parte più debole nei rapporti di lavoro.

La CGT, di fronte a questa drammatica situazione, lancia ancora una volta un SOS e invita a partecipare l’11 luglio alle proteste che si svolgeranno davanti alla sede del Tribunale Sociale in Andalusia per continuare a denunciarlo!! LA GIUSTIZIA LENTA NON È GIUSTIZIA!! e chiedere il rispetto della legge che regola la giurisdizione sociale, una giustizia sociale agile e rapida, la creazione di nuovi tribunali, più risorse materiali e umane e l’immediata modernizzazione del sistema giudiziario.

 
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