La riduzione della base imponibile IS come fattore di esaurimento richiede che i conti di riserva dell’entità siano aumentati in termini globali oltre al conto di riserva assegnato come fattore di esaurimento.

La sentenza del tribunale di grado inferiore ha concluso che l’aumento delle riserve dell’entità dell’importo che ha ridotto la base imponibile come fattore di esaurimento è un requisito giuridicamente inevitabile per applicare la detrazione. Il ricorrente ritiene che la sentenza del giudice a quo dia interpretazione strettamente letterale del contenuto dell’art. 100.3 TRLIS che si oppone alla sua interpretazione sistematica e a quella derivata dai suoi antecedenti storici, che mostrano il vero spirito e l’autentica finalità dell’obbligo di godere del fattore di esaurimento di cui si discute l’adempimento, a scapito di quelle imprese che svolgono contestualmente altre attività economiche attività diverse dall’attività mineraria. Tuttavia, l’Avvocatura dello Stato ritiene che l’interpretazione letterale dell’art. 100.3 TRLIS – criterio prevalente da applicare secondo la disposizione dell’art. 12.1 LGT, che richiama l’art. 3.1 CC-” richiede chiaramente un “aumento”, un incremento, di tutte le riserve della società, che può avvenire solo se la società realizza utili e li incorpora in quelle riserve, rendendone possibile l’incremento. E ciò è esplicitamente richiesto. in ciascuna periodo d’imposta in cui viene applicata la riduzione della base imponibile. La Corte ritiene che l’art fattore. È necessario che vi sia un aumento delle riserve e non solo di quelle fornite come fattore di esaurimento. Questa riserva è indisponibile e autofinanziata, per concretizzare gli investimenti da effettuare ai sensi dell’art non può essere aumentato a scapito della riduzione di altre riserve, come ha fatto il ricorrente. L’art. 100.3 TRLIS, preserva lo spirito del regime fiscale contenuto nelle disposizioni di sviluppo della Legge per la promozione delle miniere e delle industrie e mantiene il criterio di il previgente regime e stabilisce quindi che in ciascun periodo d’imposta i conti di riserva dell’ente devono essere aumentati dell’importo che ha ridotto la base imponibile come fattore di depauperamento. Secondo questa disposizione, deve esserci una “ritenzione” degli utili dell’anno, poiché in ogni periodo fiscale i conti di riserva dell’entità devono essere aumentati dell’importo che ha ridotto la base imponibile come fattore di esaurimento. Sarà necessario che la società disponga di utili sufficienti per poter aumentare le proprie riserve, per cui, se si verificano perdite significative nel resto delle attività, questo requisito opera come una limitazione, poiché l’utile contabile complessivo della società, da cui traggono le assegnazioni alle riserve non può essere inferiore all’assegnazione al fattore di esaurimento per l’anno. L’immobilizzazione delle riserve utilizzando riserve liberamente disponibili non è possibile, poiché l’art. 100.3 prevede che questi aumentino a livello globale, per cui vi sia solo una effettiva “ritenzione” dei profitti globali del periodo specifico. Non basta che il risultato dell’attività estrattiva (o di trattamento e trasformazione dei minerali autoconsumati) sia superiore alla dotazione che si intende realizzare; È inoltre necessario che il risultato contabile complessivo della società (quello delle altre attività che essa potrebbe svolgere e il saldo netto del risultato finanziario e straordinario) consenta di accantonare la corrispondente riserva, cioè non sia inferiore rispetto all’assegnazione effettuata. Con ciò la legge esclude la possibilità di costituire la riserva per fattore di esaurimento con addebito sulle riserve disponibili degli anni precedenti. È fondamentale che venga concordato, da parte dell’organo competente, di applicare alle riserve volontarie un importo non inferiore al fattore di esaurimento che si intende fornire, ovvero è necessaria un’effettiva “ritenzione” degli utili che incrementi le riserve dell’ente , necessari a finanziare i futuri investimenti che dovranno essere intrapresi per concretizzarsi, entro il termine di 10 anni stabilito dalla legge. In questo caso l’ispezione ha accertato che vi era stata una riduzione delle riserve e pertanto l’accantonamento per il fattore di esaurimento non è ammissibile come rettifica fiscale negativa nella determinazione della base imponibile per l’esercizio 2010. La Camera stabilisce in dottrina che, in materia di riduzione della base imponibile dell’imposta sulle società come fattore di depauperamento contenuto nel regime fiscale minerario, l’articolo 100.3 del TRLIS richiede, come requisito, che i conti di riserva dell’impresa entità in termini globali oltre al conto di riserva assegnato come fattore di esaurimento.

(Corte di Cassazione, 26 giugno 2024, rec. n. 7027/2023)

 
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