I giudici del CdR porteranno la legge di amnistia alla Corte Ue per “violare gravemente la ferma lotta europea contro il terrorismo”

La Terza Sezione della Corte nazionale afferma che, secondo “la logica” delle norme comunitarie, il caso “non deve formare oggetto di amnistia o di perdono”

Il tribunale incaricato di giudicare la CDR ritiene che la legge di amnistia cozza apertamente con le norme e le intenzioni dell’Unione europea nella lotta al terrorismo. Per questo ritiene di dover presentare una pronuncia pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Ue per chiarire se sia possibile concedere l’amnistia per fatti come quelli attribuiti alla dozzina di imputati del CDR.

I tre magistrati chiedono alle parti in persona di esprimere il loro parere sulla questione entro tre giorni, ma i termini con cui si esprimono sono così duri da non lasciare dubbi sul fatto che porteranno il caso alla Corte di Lussemburgo. Ciò significa che il caso sarà sospeso fino a quando non ci sarà una risposta da parte della CGUE, che potrebbe richiedere più di un anno.

La Terza Sezione della Camera Penale – la stessa che lunedì ha dato origine al fascicolo del caso Tsunami– afferma di nutrire “seri dubbi” sulla compatibilità della legge con la normativa europea e che il condono del CDR potrebbe rappresentare “una violazione brevettuale” di tale normativa. A suo giudizio la legge di amnistia “potrebbe contravvenire gravemente al diritto comunitario e alla ferma lotta che l’Unione europea porta avanti come linea programmatica” contro il terrorismo.

“abrogazione tacita”

Il tribunale presieduto da Alfonso Guevara esordisce dicendo che, contrariamente a quanto sostiene la difesa, i tre reati di cui sono imputati gli imputati sono chiaramente compresi nella Direttiva Ue 2017/541 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta al terrorismo. . Si tratta dell’appartenenza ad un’organizzazione terroristica, della fabbricazione di esplosivi e del tentativo di distruzione.

La Corte riconosce che se non è soddisfatto un secondo requisito affinché i fatti siano esclusi dall’amnistia: che siano state commesse intenzionalmente gravi violazioni dei diritti. “Non sono stati collocati esplosivi né sono stati causati danni materiali o feriti”, ha affermato la corte.

Dopo aver analizzato la legge sull’amnistia e la direttiva Ue, i giudici mostrano “seri dubbi sul fatto che la legge sull’amnistia […] escludendo solo alcune forme di terrorismo, cioè quelle che hanno provocato intenzionalmente gravi violazioni dei diritti umani […] “non implica, in un certo modo, un’abrogazione tacita di una parte essenziale della direttiva comunitaria e va, in definitiva, contro la volontà del legislatore comunitario espressa nei suoi articoli.”

La Camera afferma che la stessa legge sull’amnistia è, “in un certo senso, contraddittoria, nel senso di voler escludere atti dai quali può discendere una responsabilità penale che abbiano finalità terroristica secondo la Direttiva […]ma subito dopo, il legislatore stabilisce una limitazione a tale esclusione e, quel che è peggio, va contro lo stesso testo normativo comunitario, poiché ritiene e ritiene pertinente che non tutti gli atti con finalità terroristiche definiti o descritti nella normativa europea Sono escluse dall’amnistia le direttive, ma solo quelle che comportano una grave violazione dei diritti umani, in particolare quelle che violano il diritto alla vita.”

Eufemismi

La Corte aggiunge che la Legge organica limita l’esclusione dell’amnistia solo alle forme più gravi di terrorismo, in contraddizione con la Direttiva che precisa che tutti gli atti di terrorismo sono estremamente gravi, e «consente invece che la legge di amnistia protegga e altre forme del terrorismo può essere perdonato (forse pensava a quello che socialmente, ed eufemisticamente, è venuto a chiamare terrorismo a bassa intensità, come se nel terrorismo si potesse classificare uno ad alta intensità e un altro a bassa intensità), una forma di terrorismo che possono costituire fatti gravi anche l’appartenenza ad un’organizzazione o ad un gruppo terroristico, la fabbricazione e detenzione di esplosivi o il tentato delitto di scempio (reati di cui sono imputati gli imputati nel presente procedimento)”.

“Limitare l’esclusione dell’amnistia alle violazioni più gravi dei diritti umani nell’ambito del terrorismo è contrario a ciò che uno Stato di diritto deve sempre perseguire, ovvero lo sradicamento e l’eliminazione di ogni forma di terrorismo”. “Insomma – prosegue – quest’Aula comprende che ci sono seri dubbi sulla possibilità di combinare con il diritto dell’Unione europea la distinzione a cui abbiamo fatto riferimento in precedenza tra terrorismo di ‘bassa intensità’ e altro terrorismo, poiché i testi non non stabilisce alcuna distinzione, e la logica che discende dalle citate norme europee impone che qualsiasi forma di terrorismo sia estremamente grave e, di conseguenza, non debba essere oggetto di amnistia o di perdono.

Sicurezza giuridica

Dal punto di vista della tecnica legislativa, la Corte ritiene che la legge sull’amnistia incorre in una “grave mancanza di definizione e di specificità” poiché non specifica né descrive chiaramente nei suoi articoli quali atti possano costituire questo tipo di infrazioni o violazioni gravi contro la diritti umani,” e soprattutto non viene indicato chiaramente e senza alcun dubbio quale sia il limite oltre il quale debba essere stabilita la gravità dell’infrazione o violazione del diritto alla vita o all’integrità fisica perché possa essere considerata idonea di essere amnistiato o di non esserne suscettibile”.

La legge inciderebbe così “in modo diretto e frontale” sul diritto fondamentale alla certezza del diritto, tutelato sia dalla Costituzione spagnola che dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

“La mancata specificazione chiara ed enfatica di quali atti che comportano responsabilità penale (nel nostro caso) debbano essere esclusi in una materia così delicata come il terrorismo, non c’è dubbio che si tratti di una significativa riduzione della sicurezza giuridica e […] potrebbe essere contrario allo spirito del diritto dell’Unione europea”, insistono i giudici.

 
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