Jujuy: due gendarmi condannati alla condizionale per furto di merce da un magazzino giudiziario

Jujuy: due gendarmi condannati alla condizionale per furto di merce da un magazzino giudiziario
Jujuy: due gendarmi condannati alla condizionale per furto di merce da un magazzino giudiziario

Si tratta di un sergente e di un comandante che hanno rubato merci allo Squadrone 21 di La Quiaca. Le condanne comminate sono state di 2 e 3 anni di carcere con sospensione della pena.

La Corte orale presso il Tribunale penale federale di Jujuycomposto da María Alejandra Cataldi, Gabriela Elisa Catalano e Marta Liliana Snopek -presidente-, ha condannato il primo sergente DAM a tre anni di carcere con sospensione della pena, dopo averlo riconosciuto colpevole del reato di appropriazione indebita di fondi pubblici.

Nella stessa sentenza, emessa il 5 luglio, Il tribunale ha condannato il comandante del PDG a due anni di reclusione condizionale e all’interdizione per il doppio della durata della pena come responsabile del reato di violazione dei doveri di pubblico ufficiale.

Il tribunale ha inoltre disposto l’assoluzione, con il beneficio del dubbio, del sottufficiale principale JCN; dal Primo Sergente JCR; e l’assistente sergente MFA, tutti dello stesso Squadrone 21, con sede a La Quiaca.

L’indagine del caso e il contenzioso processuale sono stati affidati al procuratore federale Sebastián Gabriel Jure, dell’Unità fiscale di Jujuy, che ha iniziato il suo compito riguardo agli eventi il 17 marzo 2022Quando Il capo dello squadrone, il comandante in capo Víctor Manuel Alcoba, ha denunciato la scomparsa della merce.

L’evento che ha dato origine al processo, come sostenuto nel dibattimento dell’accusa, è avvenuto un mese prima, il 17 febbraio di quell’anno, e l’indagine era stata attivata sulla base di un rapporto interno effettuato dal primo caporale Wilson Schenholtz, che faceva parte della guardia di prevenzione dello Squadrone alla data dell’evento.

Nel verbale e poi nel processo, il sottufficiale raccontò che quel giorno, intorno alle 12,30, il sergente Maidana, allora responsabile del magazzino dei sequestri, gli aveva detto che sarebbe tornato nel pomeriggio per prelevare alcune merci.

Nella sua argomentazione sulla responsabilità penale dell’imputato, il rappresentante della Procura della Repubblica ha affermato che, dalle prove prodotte, sia in sede testimoniale che documentale, il racconto fornito da questo testimone risultava accreditato.

Lo ha sottolineato DIGACome avevo anticipato, Quel giorno si è presentato alle 15:00 senza avvisare la guardia di sicurezza e si è recato direttamente al deposito dei sequestri, sul retro della proprietà.

Il testimone aggiunge che, uscendo, si è accorto che il sergente viaggiava su un camion Ford Ranger, della polizia, nel cui box Avevano caricato tre sacchi di farina, uno di zucchero, una scatola con bottiglie di olio e un pacco più grande con pacchi di foglie di coca.

La Procura ha inoltre stabilito che, A titolo di giustificazione, il DAM ha assicurato che la merce prelevata era destinata a essere donata ad una chiesa del comune di La Quiaca, senza fornire ulteriori dettagli, anche se ha presentato una documentazione.

Il rappresentante della MPF ha affermato che in quell’occasione il testimone Schenholtz ha interrogato il sergente al riguardo, al quale il DAM ha risposto, in primo luogo, che aveva l’autorizzazione del comandante. PDG, che era il secondo capo dello squadrone. E, in secondo luogo, che le foglie di coca avrebbero potuto essere utilizzate per pagare alcuni biglietti e vernici che sarebbero state realizzate a favore di quella stessa unità.

Il pubblico ministero ha aggiunto che JCR, JCN e MFA facevano parte della manovra, che, in larga misura, è stata eseguita e mantenuta nell’impunità a causa delle azioni del comandante. PDGil quale, pur non essendo presente negli stabilimenti il ​​giorno dell’accaduto, ne è venuto a conoscenza il giorno successivo e, lungi dall’indagare sull’accaduto, ha riunito coloro che erano a conoscenza della partenza della merce intimando loro di tacere e di non registrare niente di quello che è successo.

Accusa e risoluzione

Nella sua argomentazione, il pubblico ministero ha affermato che la DAM ha rimosso la merce dall’”orbita del magazzino e dello Squadrone, violando così il dovere di corretta amministrazione e custodia dei beni che gli erano stati affidati e interrompendo il buon funzionamento dell’amministrazione. ” e il dovere di onestà che aveva rispetto agli elementi del deposito che erano a suo carico, per cui la sua condotta rientra nella figura di appropriazione indebita di fondi pubblici”.

Quanto a PDG, in qualità di secondo capo e massima autorità responsabile dello Squadrone su licenza del capo, ha sostenuto che “aveva l’obbligo di denunciare il fatto che gli veniva riferito dal personale in servizio, ma non solo non ha fatto farlo, ma ha ordinato di non lasciare traccia nel registro delle notizie della guardia; e pertanto il PDG dovrà rispondere del reato di inosservanza dei doveri di pubblico ufficiale”.

Il pubblico ministero ha indicato nei confronti di JCN che, poiché il capo della squadra era assente, era lui la persona responsabile di organizzare la mobilitazione dei veicoli ufficiali e che, sebbene fosse arrivato dopo la partenza del camion e fosse tornato dall’unità, anche lui ” aveva l’obbligo di denunciare questa situazione e non lo ha fatto”. Per tale motivo è stato ritenuto penalmente responsabile del reato di inadempimento dei doveri.

Per quanto riguarda JCR, il pubblico ministero ha concluso che “anche quando il DAM ha dichiarato alla guardia che sia l’ufficiale del servizio JCN che il capo dello squadrone PDG sapevano che avrebbe ritirato la merce figurante nel verbale di una donazione, e nonostante ciò il primo caporale Schenholtz lo avvertì di aver visto foglie di coca nel camion, non salì nemmeno sul veicolo ufficiale per controllare la merce che veniva prelevata”.

Per il rappresentante della MPF, l’imputato “con il suo comportamento negligente ha permesso alla DAM di rubare merce dal deposito giudiziario e deve rispondere del reato di appropriazione indebita colposa di beni”. Ha aggiunto che “la stessa qualifica corrisponde alla condotta tenuta dal MFA, che era l’autista di turno, e su richiesta della DAM ha portato un veicolo al magazzino per caricare la merce”.

“Anche se aveva detto di aver appena intravisto nello specchietto retrovisore che si trattava di merce non deperibile, Schenholtz gli ha chiesto cosa trasportassero e il MFA ha risposto chiedendo a DAM. Inoltre, su insistenza di Schenholtz, avrebbe dovuto uscire dal veicolo e ha confermato ciò che trasportava”, ha detto il pubblico ministero, per il quale il ruolo di questo imputato, in breve, “ha permesso al DAM di svolgere la sua” missione illegale.

Il verdetto

Dopo la presentazione dell’accusa, che ha sottolineato tutte le prove prodotte nel corso delle indagini, la corte ha emesso il suo verdetto, in cui ha accolto l’accusa solo per quanto riguarda il sergente DAM e il comandante PDG, mentre gli altri sono stati assolti con il beneficio del dubbio.

Nel fondare la loro sentenza, i giudici hanno indicato, anzitutto, che “le merci, i documenti e gli altri elementi conservati nel deposito giudiziario che opera all’interno di un istituto militare, come lo Squadrone 21 della Gendarmeria Nazionale Argentina, non possono non essere considerati beni appartenenti allo Stato nazionale, della cui conservazione e custodia spetta a tale forza”.

Successivamente, hanno fatto riferimento al protocollo da seguire per la donazione delle merci sequestrate, come affermato da diversi testimoni, sia della stessa istituzione che di altri organismi di controllo, come l’Amministrazione federale delle entrate pubbliche (AFIP) e la Direzione delle Dogana.

“Evidentemente la manovra che la DAM ha effettuato per rimuovere la merce non risponde a nessuno di essi. La DAM non disponeva dell’autorizzazione giudiziaria né dell’autorizzazione del Segretariato Generale della Presidenza della Nazione, come è richiesto nel caso delle merci doganali. Pertanto, senza bisogno di fare riferimento al resto degli elementi integrati nel dibattito, possiamo concludere che il primo sergente Maidana ha estratto la merce in questione, tra cui c’era una “considerevole quantità di foglie di coca”.

Secondo la sentenza lo avrebbe fatto “con la scusa di una donazione ad una chiesa e senza avere la dovuta autorizzazione dell’autorità competente, a bordo di un veicolo ufficiale della Gendarmeria Nazionale; merce proveniente da diverse procedure eseguite dalla forza, che era immagazzinata nel magazzino merci dello Squadrone.”

Riguardo ai tre sottufficiali assolti, il tribunale ha riconosciuto: “Pur ritenendo che vi fossero elementi che giustificassero il loro trasferimento a questa fase del processo, a loro favore In dubbio per l’imputatoche esige che la colpevolezza sia pienamente provata, al di là di ogni ragionevole dubbio, poiché solo ciò consente di distruggere il principio di innocenza che tutela l’imputato.”

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