Via libera al processo in contumacia

Il ministro della Sicurezza, Patricia Bullrich, insieme al ministro della Giustizia, Mariano Cúneo Libarona, hanno presentato il progetto di processo in contumacia che stabilisce la possibilità di processare in contumacia un imputato latitante.

Il testo del progetto che il Governo invierà al Congresso Nazionale modifica l’articolo 140 del Codice Penale Nazionale e i casi in cui potrà essere applicato il processo per contumacia saranno il genocidio, i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra e il crimine di aggressione; crimini di sparizione forzata, tortura, terrorismo e finanziamento dello stesso, nonché proliferazione di armi di distruzione di massa.

Tra le altre modifiche, “la ribellione dell’imputato non sospenderà le indagini né lo svolgimento del processo finché non sarà portato in giudizio”, sostiene il testo, dove si precisa anche che se l’imputato resta latitante durante il processo orale, il dibattimento orale proseguirà con la presenza degli altri imputati e sarà temporaneamente sospeso nei confronti dell’imputato ribelle, che sarà poi processato in contumacia.

Il progetto prevede inoltre l’obbligo che il processo venga registrato in contumacia con mezzi audiovisivi, sotto avvertimento di dichiarazione di nullità, e che la sua registrazione e tutti gli elementi di prova debbano essere custoditi fino alla conclusione definitiva del processo.

“Il processo in contumacia avrà luogo contro l’imputato latitante dopo che siano trascorsi quattro mesi dall’emissione del suo mandato d’arresto nazionale o internazionale senza che sia stato possibile ritrovarlo, o quando la sua estradizione sia stata negata, o non vi sia stata risposta alla richiesta richiesta di estradizione entro un termine sufficiente”, si precisa.

Riguardo alla notifica, il testo sostiene che “il giudice notificherà all’imputato, al suo difensore e, se del caso, ai suoi familiari o amici intimi l’ordinanza con cui dichiara che il processo proseguirà in contumacia; Con lo stesso atto li informerà sulle disposizioni applicabili. Se l’imputato dichiarato assente non ha difensore, il giudice ne nominerà uno d’ufficio. In ogni fase del processo l’imputato può nominare un difensore di sua fiducia”.

“Durante il processo in contumacia la presenza dell’imputato non sarà richiesta per alcun atto processuale. I diritti attribuiti all’imputato dal presente Codice e dalle altre norme applicabili saranno esercitati dal suo difensore”, si aggiunge al riguardo.

Il progetto prevede inoltre l’obbligo che il processo venga registrato in contumacia con mezzi audiovisivi, sotto avvertimento di dichiarazione di nullità, e che la sua registrazione e tutti gli elementi di prova debbano essere custoditi fino alla conclusione definitiva del processo.

Nel caso in cui il latitante venga arrestato o compaia durante il processo in contumacia, avrà diritto di essere ascoltato. Dopo la condanna, il latitante può chiedere un nuovo processo solo quando non è venuto a conoscenza del procedimento a suo carico o quando, pur essendo venuto a conoscenza del procedimento a suo carico, non si è presentato in tribunale a causa di un grave fatto e legittimo impedimento.

Il progetto è stato presentato mercoledì in un evento in cui il ministro Bullrich ha affermato che “stiamo compiendo un passo molto importante nel rispetto del principio di uguaglianza davanti alla giustizia. Mi piacerebbe, come ministro della Sicurezza, che questo raggiunga i trafficanti di droga, i contrabbandieri e coloro che frodare lo Stato, ma è un istituto importante con il quale dobbiamo procedere passo dopo passo e per questo scegliamo i reati più gravi, quelli che danneggiano l’intero paese”.

Cúneo Libarona, da parte sua, ha spiegato che fino ad oggi “gli imputati che non compaiono nel processo o fuggono possono sottrarsi all’azione della Giustizia”. Quando ciò accade, “il processo giudiziario può seguire diverse strade, tutte ingiuste: è paralizzato, avanza poco e senza direzione, è archiviato finché un giorno non comparirà l’imputato o potrà accadere direttamente che l’imputato muoia e il fascicolo è definitivamente archiviato, dimenticato in un cassetto.”

Erano presenti anche il segretario alla Giustizia, Sebastián Amerio, Roberto Isaac Churba, dell’Unità investigativa speciale dell’attentato al quartier generale dell’AMIA, e il capo del gabinetto di sicurezza, Carlos Manfroni.

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