Ruanda: La scuola in un campo profughi come luogo dove dimenticare i problemi | Pianeta futuro

L’istruzione è fondamentale per il futuro dei ragazzi e delle ragazze di tutto il mondo. È un fatto. E lo è ancora di più in un contesto come quello in cui mi trovo, il campo profughi di Mahama, a est del Ruanda, uno dei più grandi del pianeta, con più di 60.000 abitanti.

Qui, come direttore della scuola Paysannat LE, la più grande del Ruanda, con più di 20.000 studenti, ho avuto la conferma che l’insegnamento non è solo la mia professione, è anche la mia passione. La vita quotidiana in campagna è complessa, ma la vita nelle aule somiglia, come è auspicabile, a quella di altri luoghi. Quando mi chiedono quali siano le principali differenze tra una scuola in un campo profughi e una scuola normale, rispondo sempre che la metodologia e il modo di insegnare sono molto simili. Le differenze si riscontrano fuori dalle aule. Tuttavia, queste differenze all’interno delle classi, fortunatamente, non sono così evidenti.

Quando mi chiedono quali siano le principali differenze tra una scuola in un campo profughi e una scuola normale, rispondo sempre che la metodologia e il modo di insegnare sono molto simili.

È vero che un elemento al quale diamo particolare importanza a scuola è il sostegno psicosociale. Come insegnanti, sappiamo di avere un ruolo fondamentale nel parlare con gli studenti per capire chi sono, come stanno e, soprattutto, come possiamo aiutarli.

Una delle grandi sfide che noi insegnanti affrontiamo nei campi profughi è la saturazione delle aule, nelle quali abbiamo un numero altissimo di studenti, che complica il nostro lavoro.

Nel campo profughi di Mahama, in coordinamento con l’UNHCR, abbiamo un programma per ridurre il divario educativo [que proporciona tabletas y ordenadores para que los alumnos trabajen en el aula]. Insieme alla nostra scuola, questo programma raggiunge altre 14 scuole per rifugiati in Ruanda, più di 400 insegnanti e più di 13.500 ragazzi e ragazze. Questo è un supporto fondamentale per noi insegnanti, poiché ci aiuta a familiarizzare con la tecnologia fin dalle aule, fornendo risposte a tante esigenze in campo digitale, educativo e sociale, sia per noi che per gli studenti.

In un campo profughi la scuola è un asse fondamentale, attorno al quale ruota la vita quotidiana dei minori. E a scuola i bambini non pensano ai loro problemi. Si dimenticano per un attimo se la mamma è malata o se hanno qualche difficoltà a casa. Questo è, senza dubbio, uno dei grandi valori dell’educazione in questo contesto.

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