Il giudice apre una battaglia contro il pubblico ministero nel caso di Begoña Gómez | Spagna

Il giudice apre una battaglia contro il pubblico ministero nel caso di Begoña Gómez | Spagna
Il giudice apre una battaglia contro il pubblico ministero nel caso di Begoña Gómez | Spagna

Il magistrato Juan Carlos Peinado, che aveva aperto un’indagine in aprile contro Begoña Gómez, moglie del presidente del governo Pedro Sánchez, ha compiuto nelle ultime ore una mossa insolita. L’istruttore ha ordinato questo giovedì che venga redatto un “rapporto” sulla frequenza con cui il pubblico ministero si reca in tribunale per conoscere le “risoluzioni emesse” in queste indagini, “anche prima di essere informate”. Peinado giustifica questa richiesta alla luce delle “frequenti e insolite visite personali ricevute presso la sede di questo organo giudiziario da parte del rappresentante” del pubblico ministero. Ma fonti della Procura lamentano che questo è stato l’unico modo per conoscere importanti decisioni adottate, dal momento che il magistrato ha comunicato loro alcune – come l’apertura stessa del caso – solo dopo la loro pubblicazione sulla stampa.

Con questa iniziativa, il giudice Peinado inizia una battaglia con la Procura, all’interno della quale c’è disagio per l’operato del magistrato dall’apertura del caso contro Begoña Gómez. Il gip ha aperto il procedimento con ordinanza emessa il 16 aprile; ma, secondo fonti dell’accusa, il pubblico ministero è stato informato solo nel pomeriggio del 24 aprile, quando il caso era già stato rivelato dai media. Questa stessa settimana, secondo fonti fiscali, è accaduta la stessa cosa: hanno appreso dalla stampa che l’istruttore aveva convocato sei testimoni a testimoniare il 6 e 7 giugno.

Tuttavia, il magistrato ha emesso questo giovedì una risoluzione piena di rimproveri nei confronti del pubblico ministero, che ha già presentato ricorso al Tribunale provinciale di Madrid per ammettere al trattamento la denuncia presentata dallo pseudo-sindacato Hands Cleans, all’origine del procedimento. Il testo firmato da Juan Carlos Peinado, capo del Tribunale di Istruzione 41 di Madrid, critica “le frequenti e insolite visite personali ricevute presso la sede di questo organo giudiziario” dal pubblico ministero, così come il suo “insolito atteggiamento procedurale”.

In questo senso, il docente imputa alla Procura «la singolarità della presentazione quasi automatica del ricorso contro l’ordinanza di avvio». [apertura] di questo procedimento”, anche se ammette di averne “pieno diritto” di farlo. E, a sua volta, censura la presunta “insistenza” del pubblico ministero “nell’avere immediata conoscenza del contenuto delle delibere, non solo emanate, ma di quelle che potrebbero essere emanate”: “Fermo fermo che esse sono notificato per il canale consueto”, secondo la risoluzione di Peinado, alla quale EL PAÍS ha avuto accesso, e in cui l’avvocato dell’Amministrazione di Giustizia del tribunale è incaricato di preparare questo “rapporto” sulle visite del pubblico ministero.

Il magistrato ha aperto il 16 aprile un procedimento per reati di traffico d’influenza e corruzione negli affari, dopo aver ricevuto tramite distribuzione una denuncia di Mani Pulite – che consisteva in un semplice elenco di titoli di stampa – su diverse attività professionali svolte dalla donna di Sanchez. Lo ha fatto prima di chiedere il parere della Procura. E, secondo fonti investigative, anche se il giudice non ha ancora chiamato Begoña Gómez a testimoniare come imputata, le ha concesso lo status di “indagata” fin dal primo giorno per “evitare la sua indifesa” nel caso, potendo così nominare un avvocato che la rappresenta.

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Secondo queste stesse fonti, fin dall’inizio del caso, dichiarato segreto lo stesso 16 aprile, il giudice indica l’indagine contro Begoña Gómez come un “possibile partecipante” ai fatti, e non esclude che le indagini si concludano essere diretto contro altre persone. Tra le altre iniziative, il magistrato ha chiesto anche una relazione all’Unità Centrale Operativa (UCO) della Guardia Civil. Secondo EL PAÍS, ha già inviato un’analisi di quasi 120 pagine (più diversi allegati documentari) dalla quale conclude che non ha riscontrato, per il momento, alcun segno di traffico di influenze. Nonostante ciò, il magistrato ha promosso il caso questa settimana con la citazione di sei nuovi testimoni. E questo giovedì ha chiesto alla Polizia di Stato di “inviargli una copia autenticata, leggibile e visibile del DNI” della moglie del Presidente del Governo, “visto lo stato dei procedimenti”.

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