Recensione di “Madame Web”: la disastrosa incursione della Marvel nella commedia involontaria

Recensione di “Madame Web”: la disastrosa incursione della Marvel nella commedia involontaria
Recensione di “Madame Web”: la disastrosa incursione della Marvel nella commedia involontaria

“Con un grande potere viene una grande responsabilità.” È, senza dubbio, una delle frasi più famose e iconiche dei fumetti. Se lo trasferissimo nel nostro mezzo audiovisivo, potremmo adattarlo come: “Un buon adattamento significa che il film prevale sul materiale originale”. Non è compatibile adattare qualsiasi tipo di materiale, sia letterario che grafico, se per farlo dobbiamo aspettarci che il pubblico visiti detto materiale, indipendentemente dal suo formato. Questo discorso è antico e può essere applicato a migliaia di prodotti audiovisivi, dai primi film di mostri come Nosferatu (1922) e Frankenstein (1931) al tedioso ed estenuante concetto di universi cinematografici.

Come ogni cosa nella vita, ci sono esempi buoni e cattivi. Sebbene alcuni film e serie siano stati all’altezza (e addirittura superati) del materiale originale, come ad esempio Il Signore degli Anelli basato sulla serie di libri scritti da JRR Tolkien, Pulp Fictionbasato su romanzi e riviste stampate su carta scadente (chiamata “pulp” dai tipografi), dedicato a raccontare storie di crimine e mistero che facevano impazzire Tarantino, o le prime stagioni di Morti che camminano, basato sui fumetti di Robert Kirkman (tra gli altri), la stragrande maggioranza delle produzioni è molto al di sotto della qualità delle loro basi. Questo è dire poco Signora Web (2024), che porta questo concetto a un estremo che può solo causare imbarazzo agli altri.

Non è la prima volta che Marvel Studios ci delude con una battuta del genere nella sua lunga storia di spazzatura cinematografica. Anni fa ha perso quel “tocco” che lo rendeva avvincente per i fan dei suoi personaggi e delle sue storie. Ma è preoccupante pensare che qualcuno, almeno una persona, abbia visto il prodotto finale che il suo regista, SJ Clarkson, che ha realizzato un solo film per la TV intitolato Pane abbrustolito (2010), gli ha permesso di raggiungere i cinema di tutto il mondo. Non so più se sia questione di avidità o di necessità di vendere, privilegiando la quantità dei film rispetto alla loro qualità, o semplicemente l’ossessione di voler ottenere il massimo da ogni personaggio mediocre e insignificante che possono avere nella loro pagine.

Il film è disastroso, visivamente terrificante, con una gestione della macchina da presa che cerca di emulare le pagine di un fumetto ma resta un lavoro rozzo e rozzo. La storia pecca di cercare di coprire troppo, presentando una tavolozza di personaggi di cattivo gusto, interpretati molto male dai suoi protagonisti, nessuno dei quali si distingue o supera la monotonia della recitazione. È davvero difficile trovare qualcosa che si distingua dal film, dove nemmeno il suo budget (degno di un grande film di studio) riesce a sopperire alle carenze visive e di effetti speciali che presenta.

Nelle sue quasi due ore di durata assistiamo ad una narrazione forzata, ad una sceneggiatura incoerente e ridicola, a pessime giustificazioni e quello che è sicuramente uno dei peggiori personaggi scritti dall’inizio del cinema di supereroi di questo secolo, direi che anche superando antagonista di Morbius (2022), film all’interno dello stesso universo.

Anche se non è una novità che il cinema dei supereroi sia morto con “Iron Man”. Vendicatori: Fine dei giochi (Avengers: Endgame, 2019), anche se improbabile, film dopo film Marvel (e, di conseguenza, Disney) ci mostra che c’è sempre spazio per un film peggiore.

 
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